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 Frenis Zero journal

 

CONGRESSI 

I semestre 2012

  Questo servizio di informazione sugli eventi ECM deve  fare i conti, nel 2012, con la regionalizzazione delle Agenzie di accreditamento degli eventi E.C.M.. Questa frammentazione delle banche dati metterebbe in crisi anche il più efficiente sistema informativo che volesse informare sugli eventi formativi in Italia. Pertanto, abbiamo operato una selezione, forzatamente 'arbitraria', di congressi che ci sono sembrati maggiormente attinenti alla formazione psicoterapica ad orientamento psicoanalitico, per i quali sia in corso o sia stato completato un accreditamento NAZIONALE. Mano a mano che un evento sarà accreditato, verrà aggiornata la sua scheda completa del punteggio assegnatogli. Per gli eventi formativi che non compaiono nel sito ECM-sanità (www.agenas.it) verrà indicata la fonte informativa  (a fondo pagina).                                                                                           

 

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 Maitres à dispenser

Rivista di Psicoanalisi Frenis Zero ISSN: 2037-1853

  

Edizioni Frenis Zero

Centro di Psicoterapia Dinamica "Mauro Mancia"

 
 

 

 


 

 
 

 

 

La rivista Frenis Zero

organizza

il 3° CORSO DI SUPERVISIONE CLINICA IN GRUPPO   

 

Responsabile Scientifico del corso: dott. ssa Marilena MORELLO (psicoanalista membro ordinario della Società  Italiana di Psicoterapia Psicoanalitica - S.I.P.P.)

Segreteria Organizzativa: Frenis Zero - e-mail assepsi@virgilio.it cell. 3386129995

Sede del corso: Centro Psicoterapia Dinamica "Mauro Mancia" - via Lombardia, 18 - 73100 Lecce

Date: 11 febbraio - 7 luglio 2012

Durata effettiva del corso (in ore): 20 

Numero massimo di iscritti: 10 (tra Psicologi e  Medici)

L'evento è in corso di accreditato  dalla Commissione Nazionale per la Formazione Continua  per Medici e Psicologi già iscritti ai rispettivi Albi degli Psicoterapeuti per un numero di 25 CREDITI (Evento RES n.1072-26132).

(alla Prima Edizione sono stati riconosciuti n.19 crediti E.C.M.)

Obiettivi

 Il Corso si propone di far acquisire conoscenze clinico-teoriche e aggiornamenti tecnici nell’ambito della psicopatologia e della psicoterapia con specifica attenzione agli ambiti istituzionali, nei quali viene lamentata grave carenza di supervisione dei casi clinici trattati e di confronto intra- e interdisciplinare.

L’evento proposto è in linea con il seguente obiettivo formativo di interesse nazionale di cui all’articolo 16 ter comma 2 del D.L. 229/99:

-          aggiornamento professionale nell'esercizio dell'attività psicologica e psicoterapeutica

e prevede

-          l’esecuzione diretta di tutti i partecipanti di attività pratiche o tecniche.

 Docente: Dr.ssa Marilena  Morello (Padova) 

Calendario degli incontri di supervisione: 11 febbraio - 10 marzo - 5 maggio - 19 maggio - 9 giugno - 7 luglio 2012

 Attività svolta durante le ore di corso:

 ·        supervisione di casi clinici: a turno ciascun partecipante presenta un proprio caso clinico basato su un intervento psicodiagnostico o psicoterapeutico; tale intervento viene sottoposto a supervisione del docente/esperto, con lo scopo principale di determinare un feedback in grado di favorire l’eventuale correzione, modulazione etc. dell’intervento del terapeuta.

 Nell’ultima giornata viene effettuata la verifica dell’apprendimento mediante questionario.

 Per informazioni ed iscrizioni: dott. Giuseppe Leo email assepsi@virgilio.it cell. 3386129995 

 

clicca qui per scaricare la scheda di iscrizione

 

clicca qui per scaricare il depliant  del corso

 

   

 

 EVENTI ECM PRIMO SEMESTRE 2012 in attesa di accreditamento:

 

 

 

Roma, 28.01.2012 "IL BAMBINO E L'ADHD: SCIENTIFICITÀ E TUTELA DEL MINORE"; Info: md7542@mclink.it Fees= euro 30,00.

Abstracts delle relazioni:

                                     

“Che cosa è l’ADHD?”  (Daniela Tortolani)

 

Nella relazione si definirà cosa s’intende per ADHD o meglio per “Disturbo da deficit dell’attenzione e iperattività “(DDAI) secondo i criteri del DSM IV che lo colloca all’interno dei “Disturbi dell’infanzia,fanciullezza ed adolescenza”

Il DDAI è caratterizzato dalla predominanza di disattenzione o di iperattività o di impulsività o dalla combinazione di tali comportamenti.

Per la diagnosi di DDAI, i  sintomi devono essere presenti da almeno 6 mesi con un esordio prima dei 7 anni di età del bambino, si devono presentare in almeno due contesti diversi e devono compromettere significativamente il funzionamento sociale e scolastico.

Verranno anche analizzatele le varie età d’insorgenza :infanzia,fanciullezza,adolescenza ed i fattori predisponesti .

Protocolli diagnostici e terapeutici per il Disturbo da Deficit di Attenzione con Iperattività (ADHD). (Michela Di Trani). 

 

Le linee guida della Società Italiana di Neuropsichatria Infantile (SINPIA, 2002, 2003), sulla base della letteratura internazionale, definiscono i protocolli diagnostici e terapeutici per l’ADHD.

Rispetto alla diagnosi viene evidenziata la necessità di raccogliere informazioni da fonti multiple, utilizzando interviste semistrutturate e/o questionari standardizzati sui diversi aspetti del comportamento e del funzionamento sociale del bambino. Si sottolinea, inoltre, l’opportunità di effettuare dei colloqui con il bambino stesso, allo scopo di verificare la presenza di altri disturbi associati. La valutazione delle capacità cognitive, dell’apprendimento scolastico e l’esame medico e neurologico sono inoltre indicati come elementi sostanziali del processo diagnostico.

Rispetto alle indicazioni terapeutiche, vengono proposti percorsi adattati alle caratteristiche del soggetto in base all’età, alla gravità dei sintomi, ai disturbi secondari, alle risorse cognitive, alla situazione familiare e sociale. Gli interventi psicologici possono includere il lavoro con i genitori, con gli insegnanti e con il paziente stesso. Vengono inoltre fornite indicazioni sull’intervento farmacologico.

Lo scopo della presentazione è quello di fornire una chiave di lettura dei materiali generalmente usati per la diagnosi e di avviare una riflessione sulla possibilità di integrare, agli strumenti in uso, metodi di valutazione di dimensioni psicologico-relazionali. Verranno presentate, inoltre, le indicazioni fornite dalla SINPIA per la realizzazione dei percorsi terapeutici.

 

La terapia farmacologica della sindrome ADHD (Stefano Marinucci)

Viene presentata la terapia farmacologia della Sindrome ADHD, molto discussa, evidenziandone i meccanismi d’azione, gli aspetti terapeutici, gli effetti collaterali, le possibilità terapeutiche alternative, fisiologiche e senza danni secondari.

 

Titolo

La letteratura “scientifica” sulla terapia farmacologica dell’ADHD: costruzione e giustificazione di un’ideologia (Stefano Carta)

 

La discussione verterà sull’analisi di alcuni tra i più importanti studi relativi all’efficacia del metilfenidato nella cura dell’ADHD. Si mostrerà l’inconsistenza o la relativa forza probante degli studi e la costruzione di una letteratura cosiddetta scientifica volta a confermare e non certo testare o disconfermare le ipotesi degli studi: ovvero l’efficacia dell’intervento farmacologico. La discussione riguarderà la struttura metodologica degli studi in letteratura, l’orientamento confermativo degli stessi e l’infondatezza dello stesso punto di partenza degli studi analizzati: le ipotesi e le metodologie relative alla diagnosi del disturbo.

 

 

 

 

 

 

Milano, 1.12.2012 "ORIZZONTI JUNGHIANI. SEMINARI SULLA ATTUALITÀ DEL PENSIERO JUNGHIANO"; Info: aipamilano@tiscali.it; Fees= euro 400,00.

Relatori: Anna Maria Panepucci, Nadia Neri, Antonella Monteleone, Stefano Marinucci, Nicole Janigro, Alessandra De Coro, Patrizia Conti, Wilma Bosio, Paulo Barone.

Napoli, 21.01-12.05.2012 "LA VITA DEL GRUPPO, IL GRUPPO NELLA VITA. PRATICHE CLINICHE ED ISTITUZIONALI NELLA/DELLA GRUPPALITÀ"; Info: aipa.napoletana@virgilio.it Fees= euro 280,00.

 

Roma, 19.01-16.05.2012 "ORIZZONTI DEL PENSIERO JUNGHIANO: LE PATOLOGIE GRAVI"; Info: md7542@mclink.it Fees= euro 50,00.

 

La dissociabilità della psiche (Renata De Giorgio) - Abstract

 

Breve storia della nascita ed evoluzione del concetto di dissociabilità della psiche a partire dal  primo Jung a contatto con i pazienti psicotici e con le teorizzazioni innovative di Bleuler e Freud.  Verra evidenziato e approfondito il ruolo svolto dalle emozioni la cui intensità esprime il valore psicologico degli eventi.Tale dissociabilità è opposta alla integrabilità, e svolge un ruolo sia protettivo che distruttivo  alla luce del quale possono essere letti, per fare solo un esempio, i processi proiettivi che si traducono sul piano relazionale in fenomeni di attaccamento o di dis-tacco sia sani che patologici.   Il funzionamento sano  di tale risorsa della psiche è favorito, nella situazione originaria, da una peculiare modalità di relazione con l’ambiente significativo in sintonia sufficiente con le risorse del Se. Ne conseguirà una facilitazione della organizzazione complessuale della mente, finalizzata a sintesi di significato di cui potranno  giovarsi le necessità adattive dell’Io. Brevi esemplificazioni cliniche.

L’Ombra nella configurazione del doppio (Elena Caramazza) - Abstract

La mia relazione si riallaccia a quella forma d’ Ombra che ho chiamata “assoluta”, che, nella clinica, si esprime attraverso un sentimento negativo del destino. L’individuo si sente oppresso da un disegno senza speranza tracciato da potenze sovra-personali. Il destino potrebbe definirsi come “ciò che è stabilito dall’alto verso il basso”, evocando l’immagine d’un cono d’ombra che  investe l’uomo oscurandolo. Il progetto sovrimposto  assume un carattere persecutorio, e per questo la sua realizzazione è  gravata dal peso della colpa. Una caratteristica di questa colpa è che essa è sempre proiettata, nell’infanzia sui genitori, in seguito su oggetti d’amore secondari, che vengono investiti di aspettative ideali e, nel corso dell’inevitabile esperienza delusiva che segue, accusati, perché non hanno risarcito dei danni che il passato ha inflitto. Anche quando la colpa perde la sua connotazione persecutoria e ne assume una depressiva si tratta ancora di una proiezione (in questo caso sull’Io), perché l’individuo si giudica severamente, non perché abbia preso coscienza di responsabilità che gli appartengono realisticamente, bensì perché si ritiene inadatto a corrispondere a un ideale di perfezione che confina con l’onnipotenza narcisistica. Nel soggiacere al destino, così, sarebbe implicato sia un vissuto grandioso dell’esperienza persecutoria, sia il rifiuto di una colpa avvertita in modo realistico.  

Tra le vicissitudini cui va incontro il complesso negativo del destino vi è la proposta alla persona di una sorta di controfigura da imitare, un suo “doppio” che, sotto forma di “modello ideale” incarna la perfezione da raggiungere. Ma questo fantastico “alter ego” non è un veramente un “alter” perché non riflette un principio di alterità interiore, né rappresenta l’immagine di un altro reale. Il doppio non ha radici corporee, è una formazione puramente mentale, e il compito di imitare il modello, che ben presto diventa obbligo di “diventare” il modello, implica il rischio di essere catapultati nell’orbita di un mondo virtuale dove la proprio sostanza reale verrebbe annientata. Come mi diceva una persona: “…mi ero ridotto a un’idea di me.”. Il dramma colpisce quei figli che sono stati oggetto di un investimento narcisistico. Questi bambini dovrebbero esistere essendo, contemporaneamente, l’altra figura di riferimento che non saranno mai.

Mi sono chiesta quale Ombra strutturi il complesso negativo del destino e a che livello di profondità psichica possiamo ritracciarla. Parlo di Ombra “assoluta”, ossia “sciolta da”, non solo perché all’interno di questa forma d’Ombra verrebbero rotti i legami tra le diverse istanze psichiche così come tra psiche e realtà, ma anche perché quest’Ombra assume un potere che non ammette limiti al suo esercizio.

Sul piano clinico ci troviamo in situazioni in cui la qualità della sofferenza si avvicina più al vissuto psicotica che nevrotico. Distinguo l’Ombra assoluta dall’Ombra archetipica, perché quest’ultima abbraccia, è vero, la possibilità abissale del male, ma sempre come polarità di un’antitesi e, quindi, non abolisce il rapporto che l’Io cosciente può contrarre con il male. Nell’Ombra “assoluta”, invece, esiste una forma d’identificazione inconscia con un potere negativo che tende a vincere tutto ciò che gli resiste. Il danno che produce è quello di privare l’Io del rapporto con la sua vera Ombra, sia personale che collettiva, che invece conduce verso la realtà e verso la realizzazione del Sé.

Concludo con il racconto di un caso clinico da cui si evince come la terapia possa aiutare a uscire dalla sofferenza sterile dell”ineluttabile” e dallo stallo di un’eterna lotta con il proprio doppio, per accedere alla sofferenza feconda della speranza che è capace di tollerare l’incertezza. Proietterò, infine, alcuni brani del film “Lo studente di Praga”, citato da Jung nelle conferenze di Basilea, che mette in scena il tema del rapporto tra Ombra e doppio.

Nuovi orientamenti sulle psicosi per la psicologia analitica(Luciana De Franco) - Abstract

 

Nel seminario verranno discussi i rapporti tra psicologia analitica e teorie delle psicosi. Si analizzeranno le nuove tecniche di intervento sulle psicosi alla luce delle teorizzazioni junghiane.

La pervasiva attitudine analitica: Jung, le psicosi, le cure nelle istituzioni psichiatriche (Angelo Malinconico)Abstract

 

La terapia della/con la psiche nelle Istituzioni finalizzate alla tutela della salute mentale è un incontro dialettico profondo, autentico, tra sistema curante e paziente. E’ frequente incontrare Servizi per la tutela della Salute Mentale (che definisco ascolto-patici e auto-referenziali), che sono portatori di una specularità collusiva, con l’attitudine alla negazione dello psichico (di fatto) del paziente grave. Orbene, dalle esperienze di Jung al Burghölzli emerge chiaro quanto la patologia mentale grave non sia altro che un’espressione dell’esistenza umana, senz’altro dotata di senso. Ma il confinamento nella relazione duale psicoterapeuta-paziente rischia di scotomizzare concetti, contenuti e prassi, come il campo istituzionale, la psicodinamica e la terapia di gruppo, principalmente riflessioni e pratiche costruite intorno all’attenzione nucleare all’inconscio istituzionale e alle sue derivazioni. Le parti-Ombra non riguardano esclusivamente il singolo individuo, ma sono rinvenibili nei gruppi, nei sistemi, nelle istituzioni, nella società. E l’Ombra va integrata, non semplicisticamente espulsa. E’ necessario quindi operare uno sforzo di inclusione nelle nuove sfide e prospettive dell’universo psichiatrico, almeno quelle che si rivolgono con coerenza e sacrificio verso l’assistenza rivolta a tutti i cittadini, perseguendo una cura globale che non operi frammentando, bensì rispettosamente integrando istanze individuali, comunitarie e sociali allargate, ideologiche ed economiche, filosofiche e politiche. Lo sguardo- il punto di vista, direbbe Jung- con cui si mette a fuoco la sofferenza del singolo, del gruppo, del sistema, del collettivo, al di là di ogni ecclesia di appartenenza, decide del senso o del non-senso della sofferenza stessa e delle sue evoluzioni, dell’inabissarsi nell’ombra del mondo (specie attraverso la psicosi) o della restituzione alla dialettica significativa e transitiva nel/col consesso umano. Il concetto che vado proponendo è quello della necessità di assumere una pervasiva attitudine analitica. Nel variegato corpus teorico della Psicologia Analitica risiedono senz’altro le caratteristiche richieste per consentire l’affrancamento - quello possibile - dalla sofferenza, per la lettura multimodale e sistemica del disagio psichico e sociale, per l’integrazione tra lo sguardo verso l’individuo e l’attenzione alle componenti relazionali, collettive, archetipiche.

Psicopatologia della prima infanzia e matrice relazionale precoce (CHiara Rogora)- Abstract

 

Nell'ambito di questo lavoro , l'autrice intende approfondire le correlazioni che sussistono tra la matrice relazionale precoce, intesa come la qualita' della relazione diadica, e l'instaurarsi si successive psicopatologie. E' opinione condivisa nell'ambito scientifico che la precoce relazione m/b vada  a fondare i successivi stili relazionali e determini, mediante lo stile di attaccamento, un fattore strutturante che andra' ad interagire con altri fattori, nella predisposizione allo sviluppo di psicopatologie (C. Trevarthen,  A.Schore, R. Emde, A. Slade). La necessità di confrontarsi con modelli diversi comporta l'apertura verso il mondo relazionale precoce del bambino, sia in un'ottica di salute che di psicopatologia. 

 

 

Roma, 14.01-6.07.2012  "L'ADOLESCENTE E L'INCONSCIO"; Sede: SEDE ARPAD ROMA; Info: L.LOCASCIO@RIFORNIMENTOINVOLO.IT ; Fees= n.d.

“L’adolescente e l’inconscio”

Sede A.R.P.Ad. - Via Ombrone n.14 – 00198 Roma

 

Prima serata

14 gennaio (dalle 19.00 alle 23.00)

Titolo : Il primo sogno di un adolescente in corso di psicoterapia: valore predittivo?

Viene riportato il resoconto del lavoro di un gruppo di studio effettuato da soci ARPAD sul primo sogno di un adolescente, sia precedente direttamente la prima consultazione, sia sognato a terapia iniziata. Il presupposto teorico da cui il gruppo è stato sollecitato allo studio si fonda su due considerazioni: 1) che il sogno in adolescenza possa essere considerato come  testimone dell’assetto mentale in quel momento (Philips, Ricciardi, Sapio), il cui funzionamento possa ricalcare caratteristiche del sogno in generale; “) difficilmente l’adolescente in modo spontaneo e talora neanche su sollecitazione è prodigo di associazioni al sogno. Alcune caratteristiche della modalità del porsi in relazione dell’adolescente fin dai primi colloqui col terapeuta quali: transfert spesso subitaneo ed immediatezza di comunicazioni più vicine ad un assetto primario, possano sostenere a loro volta l’ipotesi della liceità di cogliere indicazioni non inflazionate dal processo secondario. Finalità dello studio: data questa premessa ci si proponeva di esplorare se e in che modo il primo sogno dell’adolescente  potesse dare indizi  significativi per la valutazione del funzionamento mentale, ai fini di facilitare una diagnosi dinamica del soggetto e, in modo molto prudente, di rinvenire elementi indicativi della struttura e della trattabilità del paziente.

All’uopo ogni componente del gruppo ha presentato ad ogni incontro il primo sogno di un adolescente ormai in terapia da molto tempo. Il sogno è stato discusso ampiamente, all’oscuro di qualsiasi contenuto, anamnestico ed associativo, relativo al paziente. Successivamente nello stesso incontro, sono state commentati i contenuti della seduta e le eventuali associazioni dirette del paziente al sogno. Ogni incontro veniva accuratamente registrato.

A distanza di tempo ogni terapeuta ha presentato il resoconto della terapia dei pazienti fino a quel momento, se ne è discusso in gruppo e poi confrontato con i commenti dati precedentemente al sogno. Si è proceduto quindi ad una disamina ed al confronto con la letteratura.

Viene portato alla discussione quanto di significativo emerso dallo studio, relativo all’ipotesi che il primo sogno, come spesso la prima seduta del paziente, contenga molto della storia psichica e delle caratteristiche del suo assetto difensivo, utile ad una definizione diagnostica  e talora anche alla scelta del setting più opportuno per il lavoro col paziente.

Prof.ssa Cristina  Ricciardi

Programma

Ore 19.00 – 20.00 Lettura del lavoro

Ore 20.00 – 21.00 Discussione a piccoli gruppi.

Ore 21.00 – 21.30 Intervallo

Ore 21.30 – 23.00 Discussione plenaria

 

Seconda serata

21 gennaio (dalle 19.00 alle 23.00)

Titolo: Processo e specificità di  fine analisi con una giovane adulta. 

Un’esperienza “senza fine”.

L’Autrice riflette intorno ai criteri di fine analisi a partire dalla elaborazione del processo terapeutico con una giovane adulta. Il filone seguito è quello maggiormente focalizzato sulle trasformazioni della relazione che si va strutturando e dipanando fra analista e analizzando. Lo scopo principale dell’analisi è quello di aiutare il paziente a stabilire un migliore contatto con la realtà esterna, attraverso la propria specifica realtà interna. L'analisi, dunque, potrà essere considerata finita quando questo contatto sarà strutturato dal paziente in modo più rispettoso, sia di se stesso, sia della realtà.

Sebbene la fine dell’analisi è qualcosa di cui non si può sapere fin dall’inizio e, infatti, nel contratto non viene mai fatto riferimento al momento della conclusione, si potrebbe dire che la fine è strettamente collegata al suo fine, che è quello di poter elaborare sin dal primo momento la separazione, i limiti e il dolore connesso e, quindi, assumere la temporalità come dimensione dell’esistenza. Perciò non si può parlare di conclusione se non si tiene conto dell’inizio del trattamento e del suo processo. Tuttavia la conclusione del trattamento non significa conclusione dello sviluppo del sé, in quanto la sua condizione di separatezza (questo concetto attiene più alle funzioni della mente che ad aspetti relazionali) rappresenta una ricerca “interminabile” del processo di soggettivazione.

Un altro aspetto affrontato nel lavoro è rappresentato dalla riflessione sull’intreccio tra conclusione dell’analisi ed elementi specifici della condizione del giovane adulto e del passaggio dalla giovinezza all’età adulta.

Dott.ssa Anna Maria Dalba

Programma

Ore 19.00 – 20.00 Lettura del lavoro

Ore 20.00 – 21.00 Discussione a piccoli gruppi.

Ore 21.00 – 21.30 Intervallo

Ore 21.30 – 23.00 Discussione plenaria

 

Terza serata

24 febbraio (dalle 19.00 alle 23.00)

Titolo: Perdere il padre in prima adolescenza.

Con questo lavoro intendo proporre una riflessione sugli eventi psichici che possono interferire  con  lo svolgersi del processo adolescenziale,  quando l’adolescente si trova a dover affrontare il trauma della morte di un genitore.

Lucia che ha perduto il padre a 12 anni,  intraprende all’età di 14 un faticoso percorso di ricerca di sé che la porterà a dipanare gli intrecci tra i sentimenti legati al lutto per la perdita del genitore e la spinta a mettere in gioco l’idealizzazione degli oggetti dell’infanzia. La terapia settimanale, difficile e lunga ma mai interrotta la porterà a incontrare la sua confusione tra le rappresentazioni interne e la realtà esterna , tra le dimensioni dell’infanzia passata e dell’attualità dell’adolescenza, fino alla presa di coscienza degli affetti segreti e conflittuali connessi al tentativo inconscio di  mantenere  in vita il padre, in uno stato di presenza-assenza,   negando così l’irrimediabilità della perdita e dello scorrere del tempo.

Dott.ssa Maria Teresa Heusch

Programma

Ore 19.00 – 20.00 Lettura del lavoro

Ore 20.00 – 21.00 Discussione a piccoli gruppi.

Ore 21.00 – 21.30 Intervallo

Ore 21.30 – 23.00 Discussione plenaria

 

 

Quarta  serata

27 aprile (dalle 19.00 alle 23.00)

Titolo: Il contributo della diagnosi di personalità alla p psicoanalitica: uso della swap-200 ed esame dello stile difensivo nel trattamento di un giovane adulto.

 

Nel lavoro si affronterà in una prima parte teorica il tema della complessa integrazione tra la ricerca in psicoterapia e la clinica psicoanalitica, con particolare riferimento all’uso clinico di  strumenti Q-sort  standardizzati, derivanti dall’ambito della ricerca in psicoterapia psicodinamica.  Si discuterà la possibilità di utilizzo di strumenti di valutazione del profilo di personalità e dello stile difensivo del paziente sia nella fase diagnostica che nella valutazione in itinere del trattamento. Verranno discussi e proposti i nodi critici di tale integrazione.

Seguirà un’esemplificazione clinica relativa ad un paziente di 21 anni, seguito in psicoterapia bisettimanale da due anni. Verrà proposta una narrazione del caso da un vertice squisitamente clinico, che verrà poi confrontata con la “formulazione del caso” derivante dall’applicazione della SWAP-200 e dall’esame del suo stile difensivo, valutato con la scala DMRS nella sua versione Q-sort.

Dott.ssa Maria Chiara Pandolfo

Programma

Ore 19.00 – 20.00 Lettura del lavoro

Ore 20.00 – 21.00 Discussione a piccoli gruppi.

Ore 21.00 – 21.30 Intervallo

Ore 21.30 – 23.00 Discussione plenaria

 

Quinta serata

8 giugno (dalle 19.00 alle 23.00)

Titolo:  “Madri  e  figlie nella migrazione. L’identità tra cultura e psicopatologia”

Partendo da una riflessione sul meticciato contemporaneo , si soffermeremo ad analizzare la questione relativa agli adolescenti di seconda generazione e ai loro genitori. Attraverso alcuni esempi clinici di ragazzi e genitori ascoltati in uno Sportello Psicologico per famiglie migranti, l’autrice rifletterà sul trauma migratorio e sui segreti non elaborati che si trasmettono nelle generazioni a venire. Porrà altresì la questione del controtransfert culturale, elemento centrale per non arrecare danni alla relazione terapeutica e analizzerà le potenzialità creative degli adolescenti di seconda generazione.

Dott.ssa  Gaia Petraglia

Programma

Ore 19.00 – 20.00 Lettura del lavoro

Ore 20.00 – 21.00 Discussione a piccoli gruppi.

Ore 21.00 – 21.30 Intervallo

Ore 21.30 – 23.00 Discussione plenaria

 

Sesta serata

6 luglio (dalle 19.00 alle 23.00)

Titolo:  “Concepire ed abortire in adolescenza”

L’adolescente analizza le varie e contraddittorie valenze relative al concepimento ed all’aborto in adolescenza, e gli effetti di interferenza a più livelli sul processo  adolescenziale. In particolare, quando tali evenienze si verificano nel corso di una psicoterapia psicanalitica si delinea un significato correlato ad uno specifico passaggio cruciale: quando le condizioni di dipendenza nella regressione si annunciano come stabili ed affidabili si verifica il rimanere incinta con l’unico sbocco nell’aborto. La gravidanza si configura come  incidente che condensa vari significati di passaggio all’atto, occasione potenziale di questionare le proprie origini ed il senso del proprio concepimento a posteriori, di riprendere contatto col  vero Sé potenziale rappresentato dall’embrione. Tuttavia, avvicinandosi alle fonti del trauma , emerge il rischio che venga abortito con l’embrione anche il processo innescato di potenziale elaborazione, con attacco al legame verso il terapeuta e interruzione della psicoterapia.

Dott.ssa Marina Sapio

Programma

Ore 19.00 – 20.00 Lettura del lavoro

Ore 20.00 – 21.00 Discussione a piccoli gruppi.

Ore 21.00 – 21.30 Intervallo

Ore 21.30 – 23.00 Discussione plenaria

Ore 23.00 – 23.30 Questionario

 

 

 

 

Roma, 27.01.2012 "DALLA LONTANANZA AL DISAGIO MENTALE: VERSO UNA CLINICA SOSTENIBILE DELLA MIGRANZA"; Sede: UNIVERSITA' CATTOLICA DEL SACRO CUORE FACOLTA' DI MEDICINA E CHIRURGIA A. GEMELLI; Info: EMANUELE.CAROPPO@RM.UNICATT.IT Fees= n.d.

ABSTRACT

Psicoterapia e terapia di gruppo nella migrazione: Alfredo Ancora

 

E’ importante  considerare  la psicoterapia  transculturale  come una modalità  attuale nel processo di cura  e sdoganarla da derive  esclusive di extracomunitari o migranti, una sorta di  specializzazione della specializzazione (come fu fatto a suo tempo per gli Indiani d’America  con la creazione di una branca apposita- la folk psychiatry-). Il rischio è  di produrre una doppia emarginazione :da una parte i migranti,e come tali diversi, e dall’altra  anche bisognosi di  tecniche diverse..  Talvolta non si riesce a pensare  che la  problematica  da essi   sollevata   richieda   un atteggiamento mentale differente  più che una “pratica”   particolare.

Il mondo della psichiatria transculturale  -usata spesso  in alcuni settori della psicologia e della psichiatria  solo  per evidenziarne ottiche comparative - non è un viaggio naturalista e neoecologista, alla ricerca di mondi sempre più perduti e lontani. Il primo viaggio, molto più periglioso, rimane sempre quello in se stessi, nel proprio modo di ragionare, di osservare, nei propri atteggiamenti mentali. Esso non si realizza necessariamente sulle ‘solite’ colpe di un “occidentale” che,  quando è proteso verso l’altro mondo, si contorce  o su  posizioni di tipo riparativo -accomodare “qualche guasto”- o  di tipo contemplativo. Infatti  arriva a   pensare  che ‘l’altro’ è certamente più bello, più nuovo e migliore del suo -perennemente in crisi-che alla fine risulta  un altro modo per rimanere immobili. Il problema se mai su cui bisogna riflettere è il seguente : ci si trova effettivamente  di fronte ad ‘altro’ da sé?   La cultura  psichiatrica alla  quale si è stato formati -  strutturata su consolidate categorie di merito e di superiorità-  non è più sufficiente   per  “introdursi”  nel mondo complesso  che ci si trova di fronte?

 

Schizofrenia, Disturbo Bipolare e Depressione Maggiore Grave in una prospettiva culturale: Ilaria Lega, Emanuele Caroppo, Gilberto di Petta

L'effetto terapeutico delle sostanze farmacologicamente attive è determinato dai processi di farmacocinetica e farmacodinamica. Un fattore chiave riconosciuto di recente nell’ambito degli studi di farmacocinetica è svolto dalla farmacogenetica. I determinati etno-biologici della risposta agli psicofarmaci includono non solo gli aspetti farmacogenetici, espressi in peculiarità farmacocinetiche o farmacodinamiche, ma anche considerazioni più ampie sull’applicazione di questi dati nella gestione psico-farmaco-terapeutica delle diverse patologie psichiatriche. Differenze nella farmacodinamica sono state chiaramente dimostrate tra i diversi ceppi etnici. I caucasici presentano una maggiore sensibilità, verso diversi farmaci, rispetto agli asiatici ed agli afro-caraibici. Una variazione farmacogenetica, in un determinato gruppo etnico, può portare a notevoli e specifiche variazioni, geneticamente determinate, del metabolismo enzimatico, con effetti farmacocinetici rilevanti sul piano clinico. Ciò, a sua volta, può portare ad una diversa emivita dello psicofarmaco assunto, a  livelli biologici diversi, con profili variabili sul piano non solo dell’efficacia terapeutica, ma anche su quello della sicurezza (Dinesh & Kamaldeep, 1999).

La pratica della psichiatria è in una fase cruciale. Nessuna delle famose teorie sulle origini del disturbo psichiatrico, apparse nel secolo scorso, dalla pura riflessologia comportamentale alle elaborate formulazioni psicodinamiche, si è rivelata sufficiente a descrivere in pieno lo sviluppo e le funzioni della mente umana, in condizioni di salute e di malattia. La ricerca mondiale e le nostre speranze sembrano orientarsi verso la conoscenza delle basi neurobiologiche sottese alla complessità della mente (Manna, 2008a). Pragmatici e pratici, come questi studi sanno essere, essi risultano troppo semplicistici per fornire tutte le risposte e tutte le soluzioni. E' giunto il momento di una più opportuna riflessione. Forse il patrimonio culturale proveniente dalle società tradizionali può essere d'aiuto. Ogni cultura ha il potenziale per contribuire al progresso della psichiatria, che resta una complessa disciplina multidimensionale. Conoscere le altre culture può diminuire i pregiudizi e le incomprensioni etnocentriche, migliorando la qualità dell’assistenza psichiatrica fornita agli utenti provenienti da qualsiasi cultura (Mohit, 1999). Per coloro che sono incaricati di fornire i modelli dell’assistenza psichiatrica, la conoscenza dei contributi provenienti da altre culture è di grande importanza. Ciò offre l’opportunità di progettare servizi più accettabili per tutti gli utenti. La psichiatria transculturale contribuisce a ridurre la stigmatizzazione della malattia psichiatrica e, potenzialmente, migliora le prestazioni dei servizi, rendendoli più umani. Infine, l'interazione tra cultura, ambiente e biologia sulla plasticità del cervello fornisce un ancoraggio, per l’eziologia, la diagnosi e la gestione della salute mentale.

 

 

Le culture-bound syndromes: miti e leggende, Salvatore Inglese

Le Sindromi Culturalmente Caratterizzate rappresentano il tentativo più significativo di attribuzione di un senso alle esperienze “abnormi” presenti in contesti non occidentali attraverso le categorie della psichiatria occidentale. Esse inizialmente erano considerate come sindromi rare, esotiche e con un corollario di comportamenti imprevedibili e caotici nei momenti dell’acuzie, collocate nel contesto dei sistemi diagnostici occidentali senza nessun legame tra fattori culturali, ambientali e sociali. Si iniziò a sostenere, a partire dalle seconde generazioni di psichiatri culturali, una cornice contestuale di riferimento costituita dalle implicazioni socio-culturali per comprendere i significati clinici delle diverse manifestazioni sintomatiche riferite alla sindromi culture-bound (Hughes e Wintrob, 1962), conosciute inizialmente con il termine generale di psicosi psicogena specifica della cultura di riferimento (Yap, 1962).

 

 

I disturbi mentali comuni nella migrazione: Domenico Berardi, Ilaria Tarricone

Le indagini condotte in Italia dalla Caritas (Dossier Statistico 2007) e da Medici senza Frontiere (2005) mostrano come il disagio dei migranti assuma una  molteplicità di sfumature e non sia più identificabile con la mera mancanza di mezzi di sussistenza, ma anche con la disuguaglianza, l’emarginazione, la discriminazione e, più in generale, la restrizione delle opportunità, condizioni collegate allo scadente status socio-economico e al basso livello di integrazione nella società di accoglienza che nel loro complesso aumentano esponenzialmente la vulnerabilità al disagio psichico e ad altre problematiche di salute. La condizione di migrante è dominata da disagio e da sofferenza  sia  fisica (per il viaggio stremante, se recente; le precarie condizioni di vita; la fatica), che psichica (per l’estraneità sperimentata nel paese di accoglienza e lo sradicamento dal paese di origine). Sono stati descritti diversi fattori di “fragilizzazione” della salute mentale nei migranti (Beiser, 1988; Coppo, 2005) (Tabella 1). Accanto ai fattori di rischio, sono stati identificati anche fattori di protezione per la salute mentale del migrante (Coppo, 2005), quali il supporto sociale, la integrazione sociale, seppur nel mantenimento di una propria identità culturale e la persistenza nel paese di accoglienza di pratiche culturali da parte del migrante (cerimonie, uso della lingua, attività tradizionali). Possiamo quindi concludere che la migrazione non aumenta di per sé il rischio di sviluppare disturbi mentali, sono piuttosto le circostanze e le condizioni di vita che creano un contesto favorente l’insorgenza di tali disturbi.

 

Trauma, migrazione e Disturbi mentali gravi: Giancarlo Santone

La malattia mentale come conseguenza della violenza e degli eventi stressanti traumatici risulta essere, ai giorni nostri, una delle maggiori problematiche in ambito della salute pubblica . Come ben descritto recentemente da J. Jaranson, et. al. “…i rifugiati rappresentano il gruppo a maggior rischio di sviluppo di disturbi mentali ma anche il più carente nel ricevere il trattamento adeguato. Le esperienze premigratorie, migratorie e postmigratorie contribuiscono allo sviluppo del rischio...“

Mentre è difficile stimare accuratamente la prevalenza della violenza e degli eventi stressanti traumatici, data la variabilità in natura e la difficoltà di definizione di questi problemi, risulta invece essere chiaro come una gran parte della popolazione mondiale risulta essere esposta ad esperienza traumatiche e violente, inclusa la tortura. Tuttavia, per le numerose circostanze di vita associate alla violenza ed al trauma, incluse le lotte etnopolitiche, i crimini violenti e le oppressioni politiche, è chiaro che le conseguenze sulla salute mentale associate alla violenza ed al trauma continueranno ad essere un problema in ambito di salute pubblica ad andamento sempre crescente. Le conseguenza della violenza e della tortura riguardano non solo individui e familiari, ma anche comunitari sociali, e nazionali. Gli effetti di queste esperienze, proprio perché lasciano marchi indelebili, spesso proseguono nelle generazioni successive, creando un circolo continuo di dolore e sofferenza. La tortura costituisce una delle forme più estreme di trauma, potenzialmente in grado di produrre una sofferenza fisica e psicologica a lungo termine.

 

Human Promotion e Management sostenibile: Emanuele Caroppo

Negli ultimi decenni gli studi etnopsichiatrici hanno indirizzato la pratica psichiatrica all’interno di una particolare contesto socio-culturale. Questi studi hanno osservato e comparato tra loro modelli esplicativi, come cure farmacologiche, guarigioni popolari o indigene, differenze etniche nell’accesso alla cura e la soddisfazione del paziente (Collins et al., 1984; Delgado, 1995; Szapocnik et al., 1984), evidenziando somiglianze e ineguaglianze all’interno dei molteplici metodi terapeutici inter ed intraculturali (compresa quella occidentale)  al fine di pervenire ad un unico orizzonte di riferimento  nell’inquadramento diagnostico dei disturbi mentali. I dati riportati in letteratura scientifica relativi a risultati di ricerche svolte in campo interculturale ed intraculturale sui Disturbi dell’Umore presentano elementi di maggior interesse per quanto concerne il Disturbo Depressivo. Gli episodi di sub- e eccitamento del Disturbo Bipolare (di tipo I e II) e gli stati distimici, infatti, vengono prevalentemente inquadrati in alcune sindromi culturali e quasi mai sono ricondotti ad un vero e proprio disturbo dell’umore. Anche esperienze e fenomeni di tipo paranoico, deliri di grandezza e di persecuzione molto spesso vengono riferiti alla schizofrenia, alle bouffè deliranti o a dimensioni psicotiche specifiche dei diversi contesti.

 

 

Seconde generazioni, società futura e promozione della salute mentale: Giuseppe Riefolo

Le nuove generazioni, in senso globale, sono caratterizzate da sempre dalla rottura più o meno traumatica dei garanti metasociali e dalla riorganizzazione dei garanti metapsichici, ovvero dalla messa in crisi dei contratti impliciti di denegazione. Per quanto riguarda la popolazione migrante, si tratta di un fenomeno che è già attivo nel paese di origine come esito del contatto fra sistemi culturali differenti, ad esempio, quello islamico con quello occidentale. Tale fenomeno diviene più urgente e critico nel caso delle migrazioni e poi si esaspera nelle seconde generazioni dei migranti per il semplice fatto che  ciò che rappresenta un conflitto fra diverse culture e poi fra il migrante e il paese (e la cultura) ospitante, nelle seconde generazioni diviene un fattore endopsichico, interno al progresso di soggettivizzazione ed individuazione. La scena che il migrante vive sul piano della sua esperienza con un nuovo contesto esterno, diviene rappresentazione intensa, strutturante il Sé.

Dal nostro piccolo osservatorio consideriamo come la presentazione dei quadri psicopatologici , nei giovani di seconda generazione di migranti, sia soprattutto caratterizzata da elementi di ordine depressivo che possono declinarsi o in gravi disturbi borderline o, nelle situazioni più benigne, in stati di inibizione ed ansia con gravi difficoltà sul piano della realizzazione di progetti per la propria vita.

 

 

Fenomenologia della migranza: Cristian Muscelli

L’incontro psichiatrico con culture diverse dalla propria rende ancora più improbabile seguire Griesinger nella definizione della malattia mentale come “malattia del cervello”. L’uomo di cui si prende cura lo psichiatra, a differenza dell’organismo vivente considerato dalla medicina generale, è in realtà un cittadino del mondo storicamente e culturalmente determinato (Straus, Natanson, Ey 1969), e la psichiatria vuole e deve osservare l’uomo nella sua interezza e unicità prima ancora di aver distinto le parti socio-culturali da quelle chimico-biologiche. Dinanzi alla “diversità culturale”, lo psichiatra, come ogni altro professionista della cura psicologica, è obbligato a tenere in considerazione questioni complesse: non ha dinanzi semplicemente un paziente, ma una persona che non è più a casa propria, un ospite che arriva da lontano e che chiede di “abitare” in casa nostra. Durante l’incontro si constata la necessità di usare costante prudenza sui significati: non possiamo essere sicuri che ci si intenda, che gli atti che compiamo abbiano un significato certo o siano finanche accettabili, che le trasgressioni siano tollerabili. Oltre tale constatazione, si impone un ulteriore argomento, determinato dal problema di dover non solo conoscere una cultura diversa, ma anche di trattare un disturbo psichico: il confronto obbliga alla rivisitazione dei pensieri usuali, dati per scontati, e a considerare, come in un specchio, le nostre azioni in quanto esemplari di un’intera modalità culturale.

 

 

 

Trauma, fattori di stesse i dispositivi antropologici della vulnerabilità e della resilienza: Patrizia Brogna

Gli odierni mutamenti storico-culturali, geopolitici e valoriali impongono una riflessione sui concetti di “cura” e d'intervento sulla persona in modo da sottolineare l'urgente necessità d'integrare in un continuum formazione, ricerca e intervento clinico. Questo con voce ancor più demarcata nell’ambito della psichiatria culturale, non più riguardante i “migranti” come straniesulmonaa come il noi di una comunità più ampia.

Partendo da questa riflessione il nostro gruppo di lavoro ha posto particolare attenzione ai contemporanei dispositivi antropologici di vulnerabilità e resilienza, che consideriamo dei dispositivi universali e trans-culturali, ponendo la dimensione intersoggettiva come demarcatore privilegiato della sottile soglia che separa e unisce l’una all’altra al fine di trovare un accordo e una sincresia tra teoria, ricerca ed intervento clinico nell’attuale panorama culturale della psichiatria contemporanea.

Sul piano pratico si è stimolata la creazione di un lavoro di rete (formato sulla base di specifiche competenze trasversali e multidisciplinari) favorendo la realizzazione di un progetto di ricerca, teorico, clinico e formativo su questi dispositivi attraverso l’analisi del trauma e della dimensione esperienziale dell’esperienza traumatica, intese come comuni configurazioni della soggettività umana. Come nodi di tale rete si sono collocati l'università, la psichiatria territoriale e la Croce Rossa Italiana. Il progetto in questione è stato denominato VIRAS (Vulnerabiliy and Indicators Resiliency in Asilyum Seekers).  

 

 

Stress e migrazione: punti di vista etologico, psicobiologico e psichiatrico: Enrico Alleva

La resilienza nei migranti sembrerebbe influenzata da un insieme di caratteristiche legate all’esperienza pre-migratoria, alla migrazione in senso stresso e alla fase post-migratoria. La presenza di elevate aspettative sulla riuscita dell’esperienza migratoria nella fase pre-migratoria si è dimostrata associata a un minor numero di sintomi depressivi e ansiosi dopo l’insediamento nel paese ospite. Un buon supporto sociale, la presenza di relazioni significative e di una comunità etnica affine nel paese ospite hanno dimostrato un ruolo protettivo sulla salute mentale nella fase post-migratoria. La buona conoscenza della lingua del paese ospite e la scarsa distanza, in termini linguistici e di valori culturali, tra la cultura di origine e quella del paese in cui il migrante si stabilisce, sembrano essere anch’essi fattori protettivi.

L’interazione tra eventi di vita stressanti di esperienza comune ed esperienze specifiche della migrazione da un lato, caratteristiche legate alla resilienza ad un livello più generale e proprie dell’esperienza dei migranti dall’altro, si combinano nel determinare esiti diversi sulla salute mentale

 

 

Etnopsichiatra e psichiatria culturale: Gilberto Di Petta

In una società multietnica l’immagine di una sostanza può essere non univoca, soprattutto se c’è discordanza tra la cultura (e le leggi) dominanti e le abitudini originarie. In altri contesti questa immagine muta dal valore originario provocando reazioni inattese perché sconosciute ed inattese. Ad esempio un immigrato islamico trova più disponibilità di sostanze alcoliche rispetto al contesto originario, tradotto in più bassi costi, oltre a valori di consumo mutati; nel caso del nostro islamico, in Italia o in un altro paese mediterraneo troverà una cultura bagnata, permissiva. Inoltre sono da considerare le proprietà socializzanti delle sostanze disinibenti ad aiutare nelle difficoltà, altrimenti maggiori, di integrazione. Vengono meno così i freni inibitori del paese d’origine, il comportamento finisce per non venire più condannato neppure interiormente, diventando prassi. Da aggiungere la possibilità di rifugio nella sostanza di chi non ce la fa a superare gli immensi ostacoli sociali. Il rapporto con la sostanza può divenire quasi simbiotico, per colmare un vuoto esistenziale che l’immigrato, specie se irregolare, sperimenta spesso a causa dello status giuridico, oltre alla già citata deprivazione affettiva derivata dalla lontananza dalle proprie radici culturali: su tutto questo avviene un processo di non-più-riconoscimento, (quasi) non-identificandosi con se stesso.  

 

 

 

Tutela dei diritti umani di base: Salvatore Fachile

La tratta di esseri umani rappresenta una delle più diffuse violazioni dei diritti umani che colpisce tutti le nazioni, a prescindere dal grado di industrializzazione.

Milioni di persone ogni anno vengono private della propria capacità di autodeterminazione per essere trasferite da un paese ad un altro o all'interno dello stesso paese, comunque al fine di essere sfruttate.

Uno sfruttamento che si consuma a scopo sessuale o nelle attività lavorative o nell'accattonaggio o nella commissione di attività illegali, ma sempre con una forma capace di adattarsi ai contesti sociali ed economici in cui si radica. Una capacità camaleontica che rende questo fenomeno massimamente insidioso, che infatti si dirama anche all'interno dei paesi che da tempo hanno apprestato strumenti penali e sociali all'avanguardia. L'Italia, da questo punto di vista, è riuscita in tempi molti rapidi ad apprestare una normativa diffusamente considerata come tra la più avanzata del mondo, sia sotto il profilo penale con la L.228/2003, che da quello della tutela delle vittime con i programmi di protezione sociale di cui all'art. 18 D.lgs 286/98. Cionondimeno, il fenomeno della tratta sul territorio Italiano sembra diffondersi sempre di più, violando i diritti umani di molte migliaia di persone nell'indifferenza della gran parte della popolazione che in fondo trae da tale fenomeno una serie di vantaggi diretti e indiretti.

 

 

 

 

 

Cv

 

 

 

ENRICO ALLEVA

Director, Section of  Behavioural  Neurosciences -  Dipartimento di Biologia cellulare e Neuroscienze presso l’Istituto Superiore di Sanità

 

ANGELA ALES BELLO

È professore ordinario di Storia della Filosofia Contemporanea presso l'Università Lateranense di Roma, Facoltà di Filosofia. Dirige il Centro Italiano di Ricerche fenomenologiche, con sede in Roma, affiliato a The World Phenomenology Institute (USA). È direttore della rivista «Aquinas» e fa parte del comitato di redazione di numerose riviste italiane e straniere fra cui Per la filosofia, Segni e Comprensione, Analecta Husserliana, Phenomenological Inquiry.

 

 

ALFREDO ANCORA

Psichiatra e psicoterapeuta di formazione relazionale-sistemica, coordina l’Unità di Consulenza Familiare e Transculturale della Asl Roma B. Professore a c. di Psichiatria Transculturale presso l’ Università degli Studi di Siena (Istituto di Psicologia generale e Clinica).

 

 

Domenico Berardi

Professore ordinario di Psichiatria, Direttore dell’Istituto di Psichiatria della Facoltà di Medicina e Chirurgia della Università degli Studi di Bologna. Dall’anno accademico 2004-2005 è Presidente del Corso di Laurea in Medicina e Chirurgia della Università di Bologna. Ha collaborato, come ‘temporary consultant’ a progetti di ricerca e di sviluppo della Organizzazione Mondiale della Sanità di Ginevra. Intrattiene collaborazioni scientifiche con Istituzioni scientifiche ed accademiche ed è stato ‘Visiting Professor’ presso l’Institute of Psychiatry della London University.

 

pIETRO bRIA

Professore associato presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore e Direttore del Servizio di Consultazione Psichiatrica  dell’ Istituto di Psichiatria e Psicologia clinica UCSC. Membro associato della Società Psicoanalitica Internazionale. Ha pubblicato vari lavori scientifici su riviste nazionali ed internazionali. E’  il  curatore   italiano dell’opera  di Ignacio Matte Blanco ( L’Inconsio come Insiemi infiniti e Pensare, sentire essere (Einaudi 1981, 2000). Le sue ricerche vertono intorno  a tematiche che spaziano dalla ricerca psicopatologica (La struttura ossessiva, Teda edizioni,1990), a problemi di clinica e trattamento in Psichiatria di Consultazione (Corpo e mente in adolescenza, curato con L. Rinaldi, Franco Angeli, 1999) e all’indagine sui fondamenti epistemologici della clinica psichiatrica . Intorno al pensiero di I. Matte Blanco ha curato con Fiorangela Oneroso e per l’editore Angeli : L’Inconscio antinomico,1999 , Bi-logica e sogno , 2002  e  La bi-logica tra mito e letteratura, 2004.

 

PATRIZIA BROGNA

Psicologo clinico, Psicoterapeuta,  dal 2007 collabora nella coordinazione didattica ed organizzativa del Master di II livello “Politiche migratorie, Human care e management sostenibile” dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Roma.  E’ impegnata in progetti di ricerca relativi la Psicopatologia  Fenomenologica . E’ consulente esterno presso il C.A.R.A  di Castelnuovo di Porto (Rm).

 

Emanuele Caroppo

Medico chirurgo, Psichiatra, Ph.D, Dirigente Medico Psichiatra ASL Roma B, membro associato della Società Italiana di Psicoanalisi, Docente di Psicopatologia presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore di Roma. Dal 2000 Coordinatore del Corso di Perfezionamento universitario “Salute, Malattia e Cura in prospettiva trans-culturale ed evoluzionistica” e dal 2007 Coordinatore scientifico del Master di II livello “Politiche migratorie, Human care e management sostenibile”dell’UCSC e coordinato rie dell’area scientifica e psico-analisi di veDrò.

 

BRUNO CALLIERI

E’ uno degli esponenti più autorevoli ed originali della psichiatria che in genere si dice fenomenologica: di quel modo di fare psichiatria e psicopatologia, cioè, che ha attinto parte cospicua del proprio bagaglio culturale, metodologico, linguistico alla grande stagione della ricerca husserliana, jaspersiana, heideggeriana, senza trascurare i contributi delle filosofie successive, da Sartre a Ricoeur, da Merleau-Ponty a Gadamer, né l'insegnamento, spesso incontrato sul campo, in presa diretta, dei protagonisti della prima grande fioritura della fenomenologica tedesca e francese: Binswanger, Von Gebsattel, Straus, Schneider, Tellenbach, ma anche Minkowski, Tatossian, Ey. Autore di numerosi libri scientifici e Professore in diversi corsi Universitari.

 

GILBERTO DI PETTA

Dirigente medico. Responsabile dell’U.O. Doppia Diagnosi, Centro diurno “Giano”, Area Dipendenze ASL NA 3, Autore di otre 50 pubblicazioni di neurologia, psichiatria, psicopatologia e medicina delle tossicodipendenze su riviste del settore italiane e straniere.

 

 

 

 

SALVATORE INGLESE

Medico chirurgo. Specialista in Psichiatria e psicoterapeuta, Responsabile del Modulo di Psichiatria Transculturale e di Comunità. Metodologia della Ricerca, Dipartimento Salute Mentale “Giuseppe Curti” AS n. 7 – Catanzaro. Effettua attività di ricerca in Italia e all’estero negli ambiti disciplinari dell’Etnopsichiatria, Antropologia Medica, Psicopatologia transculturale delle Migrazioni. Su tali aree collabora da molti anni con Tobie Nathan e il Centre “Georges Devereux” – Univ. Parigi VIII.

 

 

VINCENZO MANNA

Medico Psichiatra, Dirigente Responsabile Centro Salute Mentale, Genzano di Roma, ASL Roma H, Roma

 

 

CRISTIAN MUSCELLI

 

Filosofo e Psicologo. Insegna Estetica presso la University of New Hampshire e la Facoltà di  Architettura ad Ascoli Piceno. Le sue pubblicazioni riguardano argomenti  filosofici e psicopatologici.

 

 

Giuseppe Riefolo

Psichiatra e membro associato della Società Psicoanalitica Italiana, è responsabile del Centro di Salute Mentale “Cassia sud” della ASL Roma E

 

 

 

Giancarlo Santone

Dirigente medico presso il Servizio Psichiatrico di Diagnosi e Cura dell’Ospedale San Giacomo di Roma, Dipartimento di Salute Mentale dell’Azienda Sanitaria Locale Roma A, con incarico di responsabile accoglienza pazienti stranieri in SPDC e DH. Responsabile dell’ambulatorio di psichiatria transculturale presso l’Ospedale San Giacomo di Roma; responsabile  del SaMiFo, centro per la cura  dei migranti forzati, rifugiati e vittime di tortura. Membro del gruppo di coordinamento della ASL “tutela salute migranti”. Referente per la ASL nel GRIS (Gruppo Regionale Immigrati e Salute) per l’area “rifugiati”.

 

 

Ilaria Tarricone

E’ medico chirurgo, psichiatra e psicoterapeuta e dal novembre 2006 Ricercatrice presso l’Istituto di Psichiatria dell’Università degli Studi di Bologna. Dal gennaio 2006 Ilaria Tarricone è inoltre consulente per Medici Senza Frontiere Missione Italia per le attività di ricerca e intervento nell’ambito della psichiatria transculturale.

Ha compiuto numerose esperienze nazionale e internazionali nel campo della Psichiatria clinica, sociale e transculturale. In particolare, nel 1994 è stata visiting student presso il reparto di psichiatria del Cabrini Medical Centre di New York; nel 2001 ha seguito un programma di addestramento nella ricerca e nelle attività cliniche della psichiatria territoriale presso l’Insitute of Psychiatry at the Maudsley, London, diretto dal Prof George Szmukler.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Roma, 14.01-15.12.2012 "AGGRESSIVITÀ IN ANALISI: ELEMENTO PROPEDEUTICO NEL PROCESSO DI TRASFORMAZIONE?"; Info: md7542@mclink.it Fees= euro 120,00.

 

Roma, 11.02.2012 "ADOLESCENZA, URGENZA E RICHIESTA D'AIUTO"; Sede: AULA MAGNA DI NEUROPSICHIATRIA DI ROMA; Info: L.LOCASCIO@RIFORNIMENTOINVOLO.IT; Fees= euro 35,00.

incontro con

DANIEL MARCELLI

 

adolescenza, urgenza e richiesta d’aiuto

sabato 11 febbraio 2012

Aula Magna di Neuropsichiatria Infantile – Via dei Sabelli 108 Roma

 

 

08.30 – 09.00: Registrazione dei partecipanti

 

Chairman: Dott. Gianluigi Monniello

 

09.00 – 11.00: “Adolescenti al Pronto Soccorso; studio di valutazione del rischio di ripetizione degli incidenti’

L’incidente è da molto tempo la causa principale di morbilità e di mortalità nella fascia d’età compresa tra i 15 e i 24 anni. Per quanto riguarda la mortalità, gli incidenti stradali ne rappresentano in Francia la causa principale. La Francia, del resto, è il paese europeo che presenta uno dei tassi più elevati di incidenti. Tra il 30 e il 50% dei giovani incidentati presenterà una recidiva durante l’anno successivo al primo incidente. All’interno dei servizi d’emergenza (Pronto Soccorso), quindi, molti adolescenti accolti  in seguito ad un incidente si inscivono in modo chiaro in una logica di ripetizione.

L’obiettivo del presente lavoro è proporre una scala di valutazione che permetta di individuare, tra i diversi adolescenti incidentati, coloro che sono maggiormente a rischio di recidiva. Lo studio si è basato su una popolazione di 350 adolescenti che erano stati visitati al Pronto Soccorso in seguito ad un incidente, di qualunque natura e di qualunque gravità esso fosse stato. La Scala di Valutazione delle Circostanze dell’Incidente e del Rischio di recidiva (ECARR), scala che presenta 12 items che sono stati pensati specificamente per questi casi, è stata proposta agli adolescenti al momento del primo incidente (incidente indice). Su questa popolazione di 350 giovani, circa la metà (46%) avrà nei due anni seguenti un altro incidente che avviene spesso qualche mese dopo il primo. Il punteggio ECARR è stato per tutti questi  adolescenti, di 4,3. Al contrario il punteggio è stato di 3,9 negli adolescenti indenni da recidive e cresceva al crescere della precocità della recidiva e se si trattava di incidenti stradali (punteggio ECARR degli adolescenti che presentavano recidive negli incidenti stradali: 6,2).

 

La scala ECARR permette quindi di individuare gli adolescenti a rischio di recidiva precoce, quell’incidente rispetto al quale esiste chiaramente un legame tra l’evento iniziale e la sua ripetizione. Un punteggio superiore o uguale a 5 sembra essere predittivo di una ripetizione precoce dell’incidente, risultato particolarmente vero nel casi di incidenti stradali. A partire da queste considerazioni, sarebbe altamente augurabile prendere in considerazione, per tutti gli adolescenti che raggiungono un punteggio uguale o superiore a 5 della scala ECARR,  un monitoraggio regolare al fine di ridurre, se possibile, la frequenza delle recidive.

Prof. Daniel Marcelli

 

 

11.30 – 12.30: “Incontrarsi al Pronto Soccorso; riflessioni sul valore clinico di un

unico colloquio”

I tanti adolescenti che tendono ad agire o a somatizzare consultano raramente psicologi o psicoanalisti, ma vanno spesso (alcuni regolarmente!) al Pronto Soccorso. Pensiamo che proprio lì dovremmo essere presenti per accoglierli e dare significato alla loro domanda.

L’alta affluenza dei giovani al PS è dovuta a due fenomeni - gli incidenti e le somatizzazioni - accomunati dal fatto che il corpo è il protagonista e la vittima dei turbamenti e degli agiti adolescenziali. In sintesi giungono al Pronto Soccorso per incidenti o somatizzazioni numerosi giovani che ricevono un’assistenza medica adeguata solo dal punto di vista strettamente somatico ma i cui bisogni autentici vengono sistematicamente ignorati.

Date queste premesse una decina di anni fa ci siamo collocati in un PS con l’intenzione di offrire a tutti i giovani che vi giungono l’occasione di riflettere su ciò che li ha condotti lì.

Ma che valore può avere un unico incontro?

Nella nostra esperienza due elementi giocano a favore della speranza che quell’unico incontro - quell’istante ‘complesso’ - fondi una durata: la crisi e la sorpresa.

La crisi: Gioca a nostro favore la crisi nella sua doppia accezione, la crisi in negativo e la crisi in positivo.

Anche la sorpresa gioca a favore della possibilità di tracciare una memoria positiva e duratura. La proposta di un colloquio ‘psi’ al PS viene vissuta sempre come una proposta sorprendente. I ragazzi non sono giunti lì per questo, anzi l’idea di parlare con uno ‘strizzacervelli’ è lontanissima dalla loro mente.  Eppure la nostra proposta li ‘tocca’ e suscita un’emozione importante, la sorpresa con cui accettano il colloquio è il segnale che sta accadendo qualche cosa di nuovo, che si sta correndo il rischio creativo di abbandonare il punto di vista abituale per assumerne un altro meno abituale, diverso.

Prof.ssa Paola Carbone

 

 

12.30 – 13.30: Discussione con il pubblico

13.30 – 14.00: Questionario ECM

 

 

 

 

 

Roma, 13.01-9.06.2012 CORSO DI PERFEZIONAMENTO POST-SPECIALISTICO E RICERCA CLINICA IN PSICOTERAPIA PSICOANALITICA DELLA COPPIA E DELLA FAMIGLIA; Info: MARILENA.MAZZOLINI@VIRGILIO.IT; Fees= euro 1600,00.

CENTRO STUDI DONALD W. WINNICOTT

 

Società Italiana di Psicoterapia Psicoanalitica

dell’infanzia dell’adolescenza e della coppia

 

 

organizza il:

 

Corso di perfezionamento post specialistico e ricerca clinica in Psicoterapia Psicoanalitica della coppia e della famiglia

 

GENNAIO – GIUGNO 2012

 

Programma:

 

13 gennaio 2012

 

Ore 15.00 – 16.00   A.M. Nicolò “Psicopatologia della famiglia e tecnica della psicoanalisi familiare”

Ore 16.00 – 17.00       A.M. Nicolò “Psicopatologia della famiglia e tecnica della psicoanalisi familiare”

 Ore 17.00 - 17.30               Pausa

Ore 17.30 – 18.30   A. Lanza  “Psicopatologia della coppia genitoriale”

Ore 18.30 – 19.30      A. Lanza  “Psicopatologia della coppia genitoriale”

 

 

14 gennaio 2012

Ore 9.00 – 11.00   D. Lucarelli “Teoria e clinica della coppia coniugale”

Ore 11.00 – 11.30      Pausa

Ore 11.30 – 13.30      G. Tavazza  Teoria e clinica della famiglia”

Ore 13.30 – 14.30      Pranzo

Ore 14.30 – 16.30     G. Tavazza  Teoria e clinica della famiglia”

 

17 febbraio 2012

Ore 15.00 -17.00     A.M. Nicolò “Psicopatologia della famiglia e tecnica della psicoanalisi familiare”

 Ore 17.00 – 17.30            Pausa

Ore 17.30 – 19.30    D.Norsa “ Psicopatologia della coppia coniugale”

 

18 febbraio 2012

Ore 9.00 – 11.00   G. Tavazza  Teoria e clinica della famiglia”

Ore 11.00 – 11.30      Pausa

Ore 11.30 – 13.30      B. Carau “ Teoria e clinica della coppia genitoriale”

Ore 13.30 – 14.30      Pranzo

Ore 14.30 – 16.30      G. Saraò “ Psicopatologia della coppia genitoriale e della famiglia nei contesti    istituzionali

 

16 marzo 2012

Ore 15.00 – 17.00            D.Norsa “ Psicopatologia della coppia coniugale”

Ore 17.00 – 17.30      Pausa

Ore 17.30 – 19.30      D. Lucarelli “Teoria e clinica della coppia coniugale”

 

 

17 marzo 2012

Ore 9.00 – 11.00        A. Lanza  “Psicopatologia della coppia genitoriale”

 Ore 11.00 – 11.30      Pausa

Ore 11.30 – 13.30      A.M. Nicolò “Psicopatologia della famiglia e tecnica della psicoanalisi familiare”

 Ore 13.30 – 14.30      Pranzo

Ore 14.30 – 16.30   A.M. Nicolò “Psicopatologia della famiglia e tecnica della psicoanalisi familiare”

 

           

 

13 aprile 2012

Ore 15.00 – 16.00             D.Norsa “ Psicopatologia della coppia coniugale”

Ore 16.00 – 17.00       D.Norsa “ Psicopatologia della coppia coniugale”

Ore 17.00 - 17.30               Pausa

Ore 17.30 – 18.30   B. Carau “ Teoria e clinica della coppia genitoriale”

Ore 18.30 – 19.30      B. Carau “ Teoria e clinica della coppia genitoriale”

 

 

 

14 aprile 2012

Ore 9.00 – 11.00        G. Tavazza  Teoria e clinica della famiglia”

Ore 11.00 – 11.30      Pausa

Ore 11.30 – 13.30      M. Lugones “Psicopatologia della coppia genitoriale nella prima infanzia”

Ore 13.30 – 14.30      Pranzo

Ore 14.30 – 16.30   M. Lugones “Psicopatologia della coppia genitoriale nella prima infanzia”

           

18 maggio 2012

Ore 15.00 – 16.00             D.Norsa “ Psicopatologia della coppia coniugale”

Ore 16.00 – 17.00       D.Norsa “ Psicopatologia della coppia coniugale”

 Ore 17.00 - 17.30               Pausa

Ore 17.30 – 18.30   B. Carau “ Teoria e clinica della coppia genitoriale”

Ore 18.30 – 19.30      B. Carau “ Teoria e clinica della coppia genitoriale”

 

    

19 maggio 2012

Ore 9.00 – 11.00        A.M. Nicolò “Psicopatologia della famiglia e tecnica della psicoanalisi familiare”

 Ore 11.00 – 11.30      Pausa

Ore 11.30 – 13.30   A. Lanza  “Psicopatologia della coppia genitoriale”

Ore 13.30 – 14.00      Pranzo

Ore 14.00 – 16.00   D. Lucarelli “Teoria e clinica della coppia coniugale”

 

 

8 giugno 2012

Ore 15.00 – 16.00             M.Lugones “Psicopatologia della coppia genitoriale nella prima infanzia”

Ore 16.00 – 17.00      M. Lugones  “Psicopatologia della coppia genitoriale nella prima infanzia”

Ore 17.00 - 17.30               Pausa

Ore 17.30 – 18.30   D. Lucarelli “Teoria e clinica della coppia coniugale”

Ore 18.30 – 19.30      D. Lucarelli “Teoria e clinica della coppia coniugale”

 

 

 

9 giugno 2012

Ore 9.00 – 11.00   G. Trapanese “ La terapia familiare psicoanalitica e il modello Trans –Generazionale”

Ore 11.00 – 11.30      Pausa

Ore 11.30 – 13.30      G. Trapanese ““ La terapia familiare psicoanalitica e il modello Trans –Generazionale”

Ore 14,30 – 15,30      Verifica  A. Maria Nicolò

 

 

ABSTRACT

 

 

 

 

ANNA MARIA LANZA

“Psicopatologia della coppia genitoriale”

 

Il corso delle lezioni prevede una disamina del pensiero di vari autori italiani e internazionali che hanno teorizzato sulla dinamica della coppia coniugale e sui vari quadri psicopatologici che vanno evidenziandosi in un menage coniugale disfunzionale. Particolare attenzione è riservata alle storie personali, alle dinamiche intra e interpsichiche dei coniugi in relazione ai legami originari e alla nuova realtà di coppia. Viene approfondito il delicato passaggio dalla realtà di coppia coniugale a quella di coppia genitoriale, passaggio che implica un significativo rimodellamento dell’assetto interno affettivo ed emozionale, capace di attivare modalità relazionali che spesso risentono di valenze narcisistiche e conflitti non risolti in precedenza, apparentemente silenti. L’inserimento di un terzo, il figlio, nella diade coniugale sembra spesso attivare fantasmi profondi, dolorosi e perturbanti, che attraverso vari meccanismi inconsci proiettivi possono interferire negativamente nella funzione genitoriale e nel compito di iautare i figli nella loro individuazione e costruzione del Sé. Il corso prevede inoltre un intenso lavoro clinico con presentazione e discussione di casi clinici in gruppo.

 

 

 

 

Daniela Lucarelli

“Teoria e clinica della coppia coniugale”

L’insegnamento di Tecniche di intervento psicoanalitico con le coppie approfondirà le varie tematiche della clinica con la coppia  (diagnosi della qualità  del legame, il tipo di difese utilizzate dalla coppia,, l’uso inconscio dell’altro che viene fatto da ciascun coniuge, il patto denegativo, nonché il transfert il controtransfert, i diversi livelli interpretativi della relazione, il processo terapeutico) accompagnate (o intervallate) da lettura e commento di alcuni articoli di approfondimento scelti di volta in volta  in base alle caratteristiche delle situazioni cliniche che saranno proposte dagli allievi o dal docente, al fine di approfondire e discutere i temi suggeriti dal materiale proposto. Si farà riferimento ai differenti modelli e concettualizzazioni psicoanalitiche che permettono di approfondire il funzionamento psichico della coppia. Si spazierà dai concetti di motivazione inconscia della scelta del partner, di complementarità inconscia e di collusione a quelli di apparato psichico gruppale, al collegamento tra un’ottica intrapsichica e una interpersonale,.

PSICOPATOLOGIA DELLA COPPIA GENITORIALE NELLA PRIMA INFANZIA
Docente: Mercedes Lugones

Il seminario focalizzerà alcune modalità di funzionamento patologico della coppia genitoriale:

- diniego dell’aggressività nella coppia coniugale e genitoriale, idealizzazione dell’unità duale e sua ricaduta sui processi separativi durante la prima infanzia dei figli.

-  Funzionamento e regolazione dell’istanza Super Io – Ideale dell’Io nella costituzione del legame genitoriale. Identificazione delle funzioni genitoriali con le richieste dell’Io Ideale, senso di colpa patologico e difficoltà a stabilire un legame con il figlio come altro da sé.

-  Modelli socio-culturali sulla genitorialità e sulla prima infanzia riscontrati nella clinica.

 

NICOLO’ ANNA

“Psicopatologia della famiglia e tecnica della psicoanalisi familiare”

 

Nel corso dei seminari sarà studiata la Psicopatologia specifica familiare. In particolare le organizzazioni psicotiche, perverse, anoressiche.  Oltre all’esposizione dei casi clinici in trattamento riferiti dagli studenti, si discuterà in particolare la  tecnica di lavoro nei setting familiari, in particolare la tecnica di consultazione, transfert e controtransfert familiare, interpretazione e confrontazione.Si focalizzeranno anche le fasi finali del trattamento e il tema della psicoterapia integrata.

 

 

           

DIANA NORSA

“Psicopatologia della coppia coniugale”

 

Il seminario sulla psicopatologia della coppia coniugale si svolgerà nell’arco di due anni. (2010-2011 e 2011-2012).

Si procederà a partire dalla studi di concetti base, quali collusione (Dicks, Giannakoulas), legame della coppia coniugale (Berenstein Pouget), Membrana diadica (Dicks, Giannakoulas), Io pelle di coppia (Anzieu). Identificazione proiettiva incrociata (Klein, Ruszczynski), l’oggetto condiviso (Terruel), la scelta inconscia (Balint).

E’ prevista una modalità di apprendimento che si avvale del materiale clinico portato dagli allievi come base da cui partire per approfondire tematiche teoriche sulla psicopatologia della relazione di coniugalità.

Sarà esaminata la letteratura psicoanalitica a proposito della psicopatologia del singoli individuo che ha riscontri nella relazione coniugale: Organizzazione fobico-ossessiva a due. Depressione di uno dei partner e maniacalità dell’altro. Rapporto sado-masochistico. Negazione del lutto ecc.

 

 

SARAO’ GIUSEPPE

“Psicopatologia della coppia genitoriale e della famiglia nei contesti istituzionali”

"Il corso approfondisce la terapia della coppia genitoriale e della famiglia all'interno del contesto istituzionale. In tale ambito la teoria della tecnica ha necessità di prendere in grande considerazione alcuni aspetti significativi:

-l'intrapsichico e l'interpersonale nel contesto istituzionale;

-il metasetting istituzionale;

-i criteri d'invio e di fine della terapia familiare;

-il transfert centrale sul terapeuta e quelli laterali sull'istituzione;

-i fenomeni interstiziali del gruppo di lavoro che favoriscono od ostacolano la terapia;

-i livelli di contrattualità tra famiglia e istituzione;

-modelli e stli di conduzione della terapia all'interno dell'istituzione;

-rapporti intrasistemici tra il terapeuta e il gruppo di lavoro;

-forme di psicopatologia e modulazione del setting;

-il setting alla luce della funzione genitoriale e fraterna nella famiglia in trattamento istituzionale;

-psicopatologia del setting istituzionale;

-valutazione e supporto delle funzioni genitoriali residue nelle patologie gravi;

-esperienze gruppali come sostegno alla genitorialità in difficoltà;

-il transgenerazionale familiare e quello istituzionale;

-il mito familiare e quello istituzionale.

Verranno presentate vignette cliniche con discussione in gruppo."

I nuovi confini della coppia genitoriale

 

Gabriela Tavazza

“Teoria e clinica della famiglia”

 

La cornice che caratterizza il lavoro con la coppia e la famiglia
nell’ottica psicoanalitica si fonda sulla convinzione che l’individuo non è una
struttura isolata e che l’identità e il suo formarsi è sempre multi personale;
l’altro è sempre presente nella vita psichica del soggetto. La nostra attenzione si
sposta dall’individuo alla matrice relazionale che lo comprende per
ritornare all’individuo. L’insegnamento vuole fornire un inquadramento delle teorie
relative allo sviluppo “normale” delle relazioni nella famiglia: a partire
dall’innamoramento, la scelta di coppia, la costruzione della “casa”, con
la definizione e la trasformazione delle funzioni nella famiglia e la
costruzione del progetto genitoriale.Si focalizzerà come la nascita dei figli introduca
la necessità di una riorganizzazione delle relazioni tra i membri della
famiglia stessa così come la loro crescita (adolescenza). Valutazione della “crisi”
come momento significativo, potenziale portatore di cambiamenti ma anche di
arresti di sviluppo e rottura.Nella prima parte dell’insegnamento vengono ripresi
alcuni testi freudiani (Psicologia delle masse analisi dell’io; casi
clinici di Freud, Il disagio della civiltà etc.) in quanto necessari a fornire una
cornice concettuale di riferimento condivisa.
Tema centrale è il passaggio da una lettura del funzionamento mentale del
soggetto esclusivamente intrapsichica ad una interpersonale.
Particolare attenzione viene data al significato intersoggettivo dei
sintomi della famiglia con l’approfondimento di autori quali Pichon Riviere,
Berenstain, Badaracco, Puget, Kaës, Meltzer, Scharff etc.
Nella seconda parte viene introdotto il concetto di Vincolo/Legame di
Pichon Riviere, successivamente rielaborato dalla scuola Argentina. Questa
concettualizzazione introduce l’idea che la relazione con l’altro non è
solo il risultato delle proiezioni di ognuno sull’altro ma anche delle
caratteristiche proprie del soggetto.


 

 

Roma, 21.01-4.02.2012 "CRESCERE GIOCANDO"; Info: sipsiaroma@tin.it; Fees= euro 100,00.

SEMINARI SUL GIOCO

PROGRAMMA

 

Sabato 21/01/2012

 

  9,00 - 11,00              M. G. Fusacchia - Corpaci

                                    Gioco e psicopatologia

11,00 - 11,15              Pausa caffè

11,15 - 13,00                          Discussione con i partecipanti

 

Sabato 04/02/2012

 

9,00 - 11,00                L. Cavaliere -  E. Manfredi

                                    Il gioco in pubertà e in adolescenza

11,00 - 11,15              Pausa caffè

11,15 - 13,00              Discussione con i partecipanti

13,00 – 13,30             Valutazione dei Partecipanti    S. Latmiral

 

 

Gioco e psicopatologia

Maria Grazia Fusacchia – Ludovica Corpaci

Da sempre la psicologia dell’età evolutiva ha considerato il gioco nella sua funzione di organizzatore dello sviluppo cognitivo e affettivo. Il gioco simbolico, nell’accezione conferitagli da J. Piaget, è il luogo di espressione dei bisogni, dei desideri, dei conflitti e dei timori di origine conscia ed inconscia e, nella sua funzione ludica essenziale, permette al bambino di assimilare la realtà all’Io, trasformando e adattando il reale ai suoi desideri, per poterli soddisfare. Freud, nella famosa descrizione del “gioco del rocchetto”, illustra come questa attività ludica, consenta al proprio figlio di 18 mesi l’assimilazione psichica di un’importante evento reale - la presenza/assenza della madre - che sfugge al suo controllo, e come in essa sia rappresentata una sorta di conquista simbolica; uno specifico potere relazionale sull’altro. Con l’avvento della psicoanalisi infantile, A. Freud ha studiato la comparsa dell’attitudine a giocare, all’interno della descrizione delle linee evolutive, mentre M. Klein ha conferito al gioco un valore terapeutico essenziale, in quanto l’analisi dei suoi contenuti permette l’accesso diretto al mondo pulsionale del bambino. Winnicott, ha poi introdotto il concetto di “creatività”, considerando come il gioco sia un’esperienza di vita e un’espressione libera del Sé. Nella sua ottica, la psicoterapia può restituire al bambino la possibilità di essere creativo, cioè tornare ad esprimere se stesso liberamente.

La sofferenza psichica dei bambini si esprime infatti attraverso un’incapacità a giocare, cioè ad usare il gioco nella sua valenza simbolica e relazionare. Così, è possibile che i bambini in difficoltà si attardino in attività stereotipate, giochi ripetitivi e autarchici, che escludono la reciprocità e la condivisone emotiva insiti a qualsiasi scambio relazionale. Oppure, che il gioco sia inibito, bloccato, così come lo è la loro attività di pensiero, che per un motivo o per un altro può aver subito un arresto. O ancora può succedere di assistere a sequenze ludiche caratterizzate dall’irruenza di tematiche conflittuali, di abbandono, di prevaricazione sull’altro o di disaiuto. Il gioco può così rimandare al trauma vissuto dal bambino, sia psichicamente che nella realtà, e riattualizzarlo. Questi, sono alcuni dei tanti segnali che gli psicoterapeuti sanno riconoscere come i rivelatori della difficoltà del bambino di lasciarsi andare al proprio mondo pulsionale, sentito come svalutato e/o minaccioso.

In questo seminario tenteremo di evidenziare come l’impossibilità a giocare possa costituire un segnale di psicopatologia. Partendo da dati clinici forniti dall’osservazione diretta del gioco di bambini nel corso di sedute di psicoterapia, potremo vedere che il gioco può essere un valido strumento diagnostico, grazie alla sua diversità e alla specificità proprie alle varie fasi della crescita. Verrà mostrato come il gioco funga da rivelatore e specchio di fissazioni, inceppamenti, incastri e distorsioni dello sviluppo e come le fantasie ad esso collegato possano rimandare a nuclei significativi della storia del bambino.

 

Il Gioco in pubertà e in adolescenza

Laura Cavaliere - Emanuela Manfredi

L'adolescenza comporta una serie complessa di cambiamenti intrapsichici e relazionali, cambiamenti inaugurati dalle trasformazioni corporee della pubertà. Recenti ricerche hanno permesso di dare anche una connotazione anatomica sia qualitativa che quantitativa del tipo di trasformazioni che si verificano, in questo periodo, a livello cerebrale. In termini di funzionamento questa e’ la fase delle operazioni formali del pensiero, della scoperta delle categorie astratte e del loro uso intellettualistico, anche per significare cose concrete. Con l'entrata in adolescenza si abbandona l'attività ludica (play) per rivolgersi al gioco (game) sociale regolato. Inoltre si scopre il gioco intellettuale, il gioco di ruolo, il non-sense, la demenzialità, come recupero creativo, afinalistico, liberatorio di energia psichica. E’ l’età’ anche dell'idealismo e dell'ideologia, utilizzata come metodo per conoscere la realtà esterna ed interna. Così, se prima il gioco infantile riproduceva e rielaborava, ora il gioco si trasforma in esplorazione dell’ ignoto e del nuovo.

 

 

Roma, 11.02.2012 "PSICHE TRA CORPO E MENTE. IDENTITÀ E PERCORSI VIETATI"; Info: MARILENA.MAZZOLINI@VIRGILIO.IT; Fees= euro 30,00.

GIORNATA DI STUDIO

 

Sabato 11 febbraio 2012

 

PSICHE TRA CORPO E MENTE

Identità e percorsi vietati

 

PROGRAMMA

 8.45   Iscrizione dei partecipanti

 9.15  Introduzione al tema   del Segretario Scientifico dr.ssa M. G. Fusacchia   

 9.30   Chair  dr.ssa M. Mazzolini

Gruppo di Studio sulla Psicosomatica

Tra identità somatica ed identità psichica: percorso dei processi di  identificazione

11.00  pausa caffè

11.15   Discussione con la Prof.ssa T. I. Carratelli e il Dr.  F. Franchi

12.30  Dibattito con la sala           

13.00  Conclusione

13.30 - Valutazione dei partecipanti    dr.ssa M. G. Fusacchia

ABSTRACT

 

Gruppo di studio sulla psicosomatica  Coordinatore: Rosa D’Agostino

Componenti: Edda Angelucci, MariaPia Chiavelli, Giovanni Coderoni, MariaTeresa Crotti, Carla Farina, Virginia Giannotti, Anna Maria Lanza

Tra identità somatica e identità psichica: percorso dei processi di identificazione

    Partendo dalle teorizzazioni  di Winnicott, Gaddini, Mc Dougall, relative al ruolo delle brecce nello scudo difensivo materno nelle prime fasi di sviluppo, e da quelle di Giannotti,, De Astis, Lanza, Carratelli et al., riguardanti le fantasie inconsce della coppia genitoriale proiettate sul bambino, ed alla luce delle recenti scoperte delle neuroscienze (Gallese, Mancia…), vengono prese in considerazione le manifestazioni somatiche quali operazioni difensive utilizzate dalla mente per proteggere il Sé dalla minaccia di annientamento al momento dell’integrazione.

    Il sintomo somatico viene quindi ad essere correlato al riattivarsi della memoria somatica di un’esperienza arcaica di mancanza  (e di rottura della continuità) ed alla necessità di rievocare le fantasie di fusione primaria.

    Tali processi, che in sé, entro determinati limiti, possono avere una valenza protettiva fisiologica, sono strettamente legati, oltre che ai bisogni evolutivi del bambino, i cui processi mentali e le cui relazioni oggettuali sono insediati nell’esperienza corporea, anche alle vicissitudini identificatorie con le figure parentali e alle dinamiche collusive e transgenerazionali della coppia genitoriale.

    La mancata elaborazione dei contenuti inconsci genitoriali può comportare fin dalla gravidanza investimenti emotivo-affettivi sul bambino, che generano in lui fantasie inconsce egoaliene che si possono attualizzare difensivamente in fantasie somatiche, a vari livelli di fissazione.

   Allo scopo di illustrare tali assunti teorici verranno presentati alcuni flashes clinici, che riguardano patologie  somatiche a diversa espressività clinica, il cui approfondimento dipenderà dalla collocazione e dal tempo a disposizione

del lavoro da presentare.

 

Milano, 3.03-9.06.2012 "CLINICA PSICODINAMICA DELL'ANORESSIA-BULIMIA E DELL'OBESITÀ"; Info: giovanna@bulimianoressia.it ; Fees= euro 1000,00.

MODULO 1: FONDAMENTI DI CLINICA DIFFERENZIALe DELL’ANORESSIA, BULIMIA E DELL’OBESITA’

 

 

anoressia, bulimia E OBESITA’ COME POSIZIONE SOGGETTIVA

Fabiola De Clercq 

 

L’anoressia, la bulimia e l’obesità sono forme di sofferenza profonda, prevalentemente femminile, oscura, che usa il corpo come teatro dove mettersi in scena. In questa lezione  si tratterà in modo provocatorio della profonda scelta soggettiva che è insita in questi disagi: secondo l’ approccio ABA, l’anoressia non è una malattia dell’appettito, ma una posizione soggettiva che la persona assume nella sua vita. Al di là di un sintomo che può apparire identico nella sua manifestazione, è la posizione caratteristica e peculiare di ciascuno che va interrogata.  Questa scelta, inconsapevole, è legata al tentativo di dar voce a un disagio che non ha trovato parole e luogo per esprimersi, è un segnale per l’Altro, che non può far finta di non vedere un corpo che soffre.

 

 

Dalla clinica del vuoto al contatto con il dolore: introduzione ai significati contemporanei e alle diagnosi di anoressia-bulimia-obesità

Francesco Comelli

 

Il seminario parte dall’ analisi dei contenitori mentali del soggetto , compreso il proprio corpo, per interrogarsi attorno alle questioni della contemporaneità.

Vengono prese  in esame le dimensioni di interazione fra elementi interni ed esterni nella clinica del disturbo alimentare a partire dalla chiusura del canale alimentare operato come difesa del soggetto.

Questi presupposti possono orientare verso una diagnosi in senso ambio, comprendendo la diagnosi della relazione, la diagnosi strutturale e la questione del significato del disturbo alimentare.

Il vuoto della domanda verrà quindi messo in relazione con le posizioni del soggetto rispetto ai suoi interlocutori.

 

 

Le difficoltà alla simbolizzazione e le difese di massa dal dolore soggettivo

Francesco Comelli

 

Il seminario si propone di lavorare sulla massa e sui meccanismi di difesa che  il soggetto utilizza prendendo a prestito alcuni aspetti dei fenomeni di massa. Il senso del lavoro di gruppo viene visto come un elemento di passaggio fra il pensiero di  massa ed il soggetto. Viene anche considerata la difficoltà alla simbolizzazione come indice del disagio nella contemporaneità.

 

 

Anoressie bulimie e femminilità

Martina Colledani

 

Da anni stiamo assistendo ad un'omologazione delle professioni in cui ruoli, un tempo di appannaggio solo maschile, sono alla portata anche delle donne. Ingeneri, notai, avvocati, dirigenti sono termini per cui non esiste in realtà un equivalente femminile segnalando forse un limite della lingua a comprendere a quei livelli le differenze di genere. Fin da giovani le donne riescono molto bene a muoversi in questi campi ma spesso a costo di perdere qualcosa del loro essere. L'Anoressia e la Bulimia possono quindi segnalare un disagio a questo livello e rispetto alla possibilità di vivere legami affettivi.   

 

 

Il trattamento della domanda e i colloqui preliminari

Stefania Mandelli

 

Per trattamento della domanda si intende una serie di operazioni che permettono l’inizio di una cura analitica. Nell’anoressia-bulimia la domanda è quasi sempre assente. Le pazienti vengono portate da altri, spesso i familiari, angosciati soprattutto dalle gravi ripercussioni sul corpo.

E’ dunque qualcun altro che domanda mentre  il soggetto non sembra domandare nulla. L’anoressia-bulimia può essere pensata come una clinica segnata da  un eccesso di domanda a carico  dell’Altro e da un difetto della domanda a carico del soggetto.

Questo spiega l’ importanza cruciale che occupa il lavoro preliminare antecedente e strutturante la cura stessa. Si tratta di far emergere, laddove è possibile, una domanda soggettiva, diversa dalla richiesta dell’Altro. L’accoglienza in associazione si basa su una serie di manovre cliniche che accompagnano e sostengono il paziente nella produzione di un discorso soggettivo. Se si salta questo snodo logico la cura non parte oppure e’ destinata al fallimento. Eccesso e patologia della domanda costituiscono due tornanti fondamentali che vanno riconosciuti e lavorati prima dell’inizio di una terapia.

Nel corso dell’incontro sarà esaminato in modo dettagliato le ragioni per cui questo tipo di pazienti vada pensato come sempre “in difetto” di domanda, e i criteri minimi per orientarsi nel difficile quadro della diagnosi differenziale.

 

 

I disturbi alimentari in adolescenza

Stefania Mandelli

 

L’adolescenza racchiude al suo cuore una delle fasi più traumatiche e rivoluzionarie della vita dell’essere umano: la pubertà. Si tratta di un tempo in cui si verifica il riemergere del reale pulsionale dopo la fase di latenza.

La repentina trasformazione del corpo spinge il soggetto a confrontarsi, spesso prematuramente, con la propria identità sessuale.

Il rapporto che giovani adolescenti anoressiche-bulimiche intrattengono con lo specchio, oggetto amato o detestato, rivela come l’immagine riflessa del loro corpo ritorni loro con effetti di estraniazione e profonda angoscia. Cosa ha impedito loro di arrivare sufficientemente preparate a questo salto esistenziale al punto che vi rispondono con un sintomo?

Nel corso dell’incontro verranno affrontati gli aspetti che contribuiscono a portare una ragazza a “scegliere” di strutturare un sintomo anoressico-bulimico: il modo in cui l’Altro familiare ha accompagnato la bambina nel riconoscimento della sua immagine riflessa allo specchio, l’incidenza della madre nel suo rapporto con la femminilità, il peso di un discorso sociale che sempre meno tiene conto della fragilità e dell’ incertezza in cui l’adolescente è immerso, trascinandolo verso ruoli, atteggiamenti, scelte che ancora non è in grado di fare.

Il dato statistico che coniuga l’insorgenza dell’anoressia-bulimia con l’ epoca adolescenziale mostra infatti come questi sintomi siano dei tragici espedienti per guadare la crisi puberale

 

 

L’approccio medico

Monica Bricchi

 

I questo spazio verrà valutato l’impatto della figura del medico sul corpo reale e immaginario dei pazienti con disturbi alimentari. A partire dalla peculiarità di questo tipo di pazienti il lavoro riguarderà l’approccio non massificante e non violento del medico che si avvicina ad un confine somatico sofferente, ma incluso nelle difese psichiche.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

MODULO 2: ASPETTI FENOMENOLOGICI E STRUTTURALI DELLE PSICOPATOLOGIE ALIMENTARI

 

 

Mondo preverbale. Relazione primaria e disturbi alimentari

Dora Aliprandi

 

Il cibo rappresenta per il bambino un vero e proprio linguaggio: è il primo terreno di comunicazione  e condivisione con il mondo esterno. Attraverso il suo rapporto con l’alimentazione spesso l'infante comunica con la madre e gli adulti che di lui si prendono cura. I bambini che nascono iniziano un percorso con chi si occupa di loro avventuroso e faticoso: u n percorso caratterizzato da una reciproca conoscenza, dalla strutturazione quotidiana di una relazione con sintonie  rotture, da un rapporto che -per quanto impari essendo l'adulto primo filtro del 'mondo' per il bambino per cercare di renderlo digeribile-, vede entrambi protagonisti. E’ in questa delicata fase di crescita che si può manifestare un disagio nel rapporto con il cibo: talvolta ci troviamo di fronte a bambini che non mangiano o che mangiano troppo. Durante l'intervento verrano messe a fuoco alcune riflessioni a riguardo.

 

Il corpo nelle anoressie e nelle bulimie

Martina Colledani

 

La clinica attuale segnala una difficoltà sempre crescente a poter fare del corpo un "luogo" abitabile, vivibile. Il corpo, oggi più che mai, diventa oggetto al pari degli altri che ci circondano, da trattare o mantenere quasi come una macchina.

La problematica anoressia/bulimica segnala in modo forte questa impasse in cui il corpo, ridotto a tubo digerente, funziona attraverso un rigido computo calorico oppure attraverso uno svoutamento in cui nessun resto è tollerato.

Come uscire dal biologismo e permettere un'umanizzazione del corpo è la sfida che si pone quindi al clinico a livello di una cura.

 

 

Etnopsicopatologia dei disturbi alimentari:

gruppo terapeutico con pazienti straniere

Sara Bruni

 

La lezione verterà maggiormente sulle tematiche relative ai disturbi alimentari nella popolazione straniera con riferimento ad un gruppo terapeutico di donne migranti. Verranno proposte vignette cliniche e sarà incoraggiata la discussione di gruppo. Una riflessione su quanto il trauma della migrazione vada ad incidere nella relazione il disturbo alimentare e quanto il corpo possa divenire per il migrante veicolo e strumento di comunicazione di  disagi invisibili.

 

 

ANORESSIE E BULIMIE AL MASCHILE

Francesco Bergamin

 

L’anoressia nervosa, e i disturbi alimentari in generale, sono da sempre considerati patologie riguardanti quasi esclusivamente la popolazione femminile; oggi non è più così: da qualche anno si è registrato un netto incremento di casi al maschile, vuoi perché questa premessa di genere è stata ridimensionata ed è diventato più “lecito” per un uomo chiedere aiuto, vuoi perché a livello sociale certe differenze di genere, a livello identificatorio, si vanno assottigliando.

La clinica deve quindi aggiornarsi rispetto a questa nuova prospettiva, che comporta bisogni e ostacoli diversi rispetto alla sua variante femminile. Con questo contributo cercheremo, attraverso la presentazione e l’analisi di alcuni casi, di identificarne alcuni che ci possano essere utili in tale direzione.

 

 

La clinica dell’abuso

RIVELAZIONE E TRATTAMENTO DELL’ABUSO NEI CASI DI ANORESSIA-BULIMIA

Fabiola De Clercq

                  

L’esperienza di cura dell’ABA ha dato testimonianza dell’elevata incidenza di traumi che caratterizzano la storia delle persone sofferenti di anoressia-bulimia. I colloqui preliminari, così come le terapie di gruppo hanno messo in luce la gravità degli episodi che hanno caratterizzato la storia di vita di queste persone e l’importanza di trovare un luogo che potesse consentire ad esse di tradurre l’accaduto in parola. La cecità del terapeuta che non vede o non accoglie dando alla rilevazione del trauma scarsa importanza è soltanto un modo di colludere con l’abusante, che provoca una ripetizione dell’orrore incontrato nel momento traumatico.

Si cercherà di interrogarsi e riflettere sulla responsabilità non solo etica, ma anche come persona di chi non solo è deputato alla cura ma a cui si indirizza il racconto del trauma, impossibile da dimenticare e contemporaneamente impossibile da dire nella sua essenza.

 

 

Il concetto di perversione

Sabina Albonetti

 

Il concetto di perversione viene analizzato attraverso l’opera di M. Masud R. Khan nell’ottica  del  particolare tipo di relazione oggettuale disturbata che tende a ri-presentarsi nel perverso come messa in atto di una relazione precoce infantile, nella quale il bambino viene considerato dalla propria madre come una “cosa di propria creazione” (a thing- person) piuttosto che come una persona con propri diritti.

La cosa-persona “creata” dalla madre è interiorizzata dal bambino  come un Sé “idoleggiato”,  che il bambino impara a tollerare come esperienza dissociata del Sé, trasformando la madre nel “proprio complice per la conservazione di questo straordinario oggetto interno prodotto”.     

Kahn parla di una dinamica di “idoleggiamento” ( idolization ) del bambino da parte della madre, come di un superinvestimento di un oggetto esterno reale, diverso dall’idealizzazione come processo intrapsichico.

Le caratteristiche di questo tipo di relazione oggettuale consentono di comprendere un importante aspetto dell’esperienza del Sé come “non-persona” nell’anoressia nervosa,  passata attraverso la costruzione di una relazione oggettuale perversa con la propria madre.

Il caso di Isabelle Caro, che prima di morire ha lasciato una testimonianza scritta della tragedia che l’ha attraversata, viene analizzato dettagliatamente alla luce di queste premesse cliniche ed ermeneutiche.

 

 

LA DOMANDA DEL GENITORE OGGI. SEQUENZE CLINICHE

Italo Bosani

 

Questo spazio sarà dedicato alla clinica del trattamento e riguarderà lo studio dei colloqui preliminari, il lavoro sulla richiesta d'aiuto dei genitori e la sua rettifica in una domanda più soggettivata e, successivamente, le diverse proposte terapeutiche.

Si evidenzierà, anche attraverso esempi clinici, l'importanza dell'utilizzo dei concetti fondamentali della psicoanalisi e dunque la particolarità di un lavoro con la famiglia a partire dalla psicoanalisi applicata.

 

 

TRASFORMAZIONI DELLA FAMIGLIA E MUTAMENTI NELLE DINAMICHE DI COPPIA. PRESENTAZIONE DI SEQUENZE CLINICHE DEL GRUPPO GENITORI

Italo Bosani

 

In questa lezione si affronteranno le principali caratteristiche dei diversi contesti familiari, con particolare riguardo alle trasformazioni dell’Istituto Familiare e alle mutazioni intervenute nel legame di coppia genitoriale. Sarà in particolare approfondito lo studio del gruppo genitori:  diversi momenti del lavoro di gruppo e le particolari caratteristiche cliniche del gruppo genitori,con particolare riferimento alla specificità della posizione del terapeuta in tali gruppi.

 

 

Anoressie-bulimie infantili: gruppi terapeutici di bambini come terapia e come sostegno alle madri con disturbo alimentare

Maria Rosa Parello

 

Nei disturbi alimentari in ambito infantile sembra esserci un disturbo del sistema di autoregolazione, inteso come area di funzionamento del Sé corporeo, che nasce dall’ interiorizzazione somatica e psichica della “presenza viva” dell’altro e di un ritmo dentro la relazione con l’altro; ciò ha a che fare con l’esperienza del bambino di essere “visto”  e “sentito” dall’altro. Per cui il ritmo del respiro, del battito cardiaco, il  ritmo del senso di fame e di sazietà, diventano anche il ritmo della relazione .

Si formula l’ipotesi di una correlazione tra  la funzione svolta dal sistema di autoregolazione del bambino e  le funzioni di contenimento e di regolazione del  sistema famigliare e della coppia genitoriale, funzioni che danno senso alle esperienze sensoriali proprie e del proprio bambino,  e che sembrano più compromesse qualora,  nella storia di uno o entrambi i genitori, possa esserci traccia, di  un  trauma o un lutto non elaborato (Bion, 1972).

Dalle esperienze condotte in diversi centri italiani è  emerso che il piccolo gruppo terapeutico con i bambini permette l’attivazione di funzioni contenitivo- trasformative che aiutano i bambini  a tollerare il dolore e la frustrazione, offrendo un sostegno narcisistico e  favorendo lo sviluppo di uno spazio mentale di pensiero e creatività. A ciò sembra connesso un miglioramento della funzione  autoregolativa del bambino ed una riattivazione di un più sano sviluppo somatico e psichico.

Nell’ambito di questo insegnamento verranno esplorate alcune implicazioni teorico – pratiche nella cura dei bambini e dei loro genitori con disturbi del comportamento alimentare attraverso l’analisi di materiale clinico individuale e di gruppo.

 

 

Le polidipendenze:

gioco d’azzardo, nuove dipendenze e relazione col cibo

Guglielmo Campione

 

Si passeranno in rassegna le principali teorizzazioni della clinica psicodinamica delle dipendenze con riferimenti alle possibili comorbidità con i disturbi alimentari e l'alessitimia.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

MODULO 3: TRATTAMENTO GRUPPALE, INTEGRATO E COMUNITARIO

 

 

Dalla geofilosofia all’educazione al paesaggio: la pre-clinica, come dispositivo innovativo per la nascita della domanda di cura

Simona Faucitano

 

L’anoressia-bulimia rappresenta un malessere culturalmente connotato, paradigmatico della condizione contemporanea che investe lo spazio e il suo potenziale simbolico all’interno del paesaggio urbano. In questa cornice si distinguerà tra tratto culturale e tratto psicopatologico passando attraverso la comune matrice della desimbolizzazione dello spazio: lo spazio come esteriorità estraniante e il corpo come matrice di delocalizzazione. Si vedrà inoltre come lo stress autogeno sia condizione dell’identità individuale e come questo emerga nella ricerca della perfezione e del benessere, come l’estetizzazione diffusa e l’inettitudine descrittiva siano segni della quotidianità anoressico-bulimica e come essi rimandino alla perdita dell’ethos dell’abitare.

Con ”educazione al-con il paesaggio” si intende sottolineare come  il paesaggio possa continuare ad educare solo se vi è consapevolezza e assunzione di responsabilità rispetto alla necessità di custodire tramandando l’identità simbolica del territorio che esso è ed esprime. L’”educazione al-con il paesaggio” mette a tema la qualità terapeutica implicita del paesaggio come educatore, che precede la codificazione specialistica finalizzata al trattamento di soggetti con quadri psicopatologici, nella direzione di rendere possibile la ri-connessione per via simbolica di sé e luogo e di produrre l’effetto autoformativo permanente di riaprire l’accesso simbolico all’interiorità del paziente. L’interrogazione riguarda allora i modi della tematizzazione della qualità terapeutica implicita dell’educazione del paesaggio e le relative pratiche educative. Verrà in questo spazio descritto e analizzato il percorso educativo sperimentale con una paziente anoressico-bulimica.

 

 

Legami deliranti

Marco Riva

 

Il racconto di un incontro virtuale con la voce di Sigmund Freud che, nel dicembre del 1938 dai microfoni della BBC, racconta della nascita neurologica della psicoanalisi. Verrà affrontata la questione dei legami patologici nosograficamente descritti come deliranti, passando dal piano duale a quello psico-sociale. Conseguentemente sarà trattato il tema darwiniano del contagio emotivo attraverso eredi come Lorenz e Harlow sino a Bowlby con la Teoria dell’attaccamento e i Modelli Operativi Interni. La telepatia, l’identificazione proiettiva e la simulazione incarnata orientano ulteriormente il discorso sulla mente pre-simbolica ed in particolare sugli automatismi mimetici. Il discorso si puntualizza sul mondo contemporaneo come caratterizzato da un regime di dipendenza implicante una estroflessione dell’inconscio che esita in ciò che l’autore definisce Esconscio. L’Esconscio dell’analista, magneticamente presente nelle relazioni analitiche, non è interpretabile o trasformabile ma solo, forse, percepibile. [PAROLE CHIAVE: attaccamento, contemporaneità, “esconscio”, legami, mimetismo]

 

 

Disturbi alimentari, obesità e psicosi

Francesco Comelli

 

Il seminario prova a raccordare il tema del disturbo alimentare con quello del destino delle difese del soggetto. Il seminario comprende la questione della pensabilità e della mentalizzazione, provando a riflettere sul concetto di corpo contenitore della mente. Viene proposto il concetto difesa mentale e di strutturazione di assetti alimentari come sostituti del mentale. L’ obesità e la psicosi vengono trattate in un ambito di differenziazione fra mente e corpo,  mentre  il dolore viene rappresentato attraverso i suoi esiti piuttosto che dal contatto con esso.

 

 

il vertice gruppale nel trattamento dei disturbi alimentare

Valerio Galeffi

 

Il lavoro svolto con pazienti affetti da disturbo alimentare, all'interno di una cornice gruppale, offre l'opportunità di un'ampia riflessione, che si estende attraverso una serie di comportamenti caratterizzati principalmente da movimenti di fusionalità e individuazione. La condivisione che diventa un primo elemento su cui stabilire un legame, all'interno del gruppo, viene a promuovere uno scambio trasformativo attivando cosi l'area di pensabilità, che non comprende più soltanto il sintomo ma la storia personale dell'individuo ed anche del gruppo.

 

 

Il dispositivo del gruppo multifamiliare. Sequenze cliniche

Francesca Borgogno

 

Questo spazio sarà dedicato all’approfondimento del ruolo del padre e della sua importanza nella crescita dei figli. Verrà spiegato come si sviluppa normalmente l'essere umano all'interno della famiglia, come esso può ammalarsi e come possa curarsi all'interno del nucleo familiare. In particolare si parlerà del terapeuta come colui che può assumere la funzione di terzo, di padre e in questo senso inserirsi nella relazione patologica tra madre-paziente.

Verranno poi riportati degli esempi clinici tratti dal percorso di gruppo multifamiliare.

 

 

Per una BUONA pratica  socio-culturale dei disturbi alimentari: La scuola e il teatro

Dora Aliprandi

Eleonora D’Urso

 

I Disturbi alimentari e dell’immagine corporea, oltre ad essere un sintomo soggettivo, quindi iscritto all'interno della storia personale dell'individuo, rappresentano anche un sintomo sociale, espressione radicalizzata di un disagio specifico prodotto in primis nelle società del benessere, un problema politico nel senso più ampio ed alto del termine.

Queste patologie hanno in comune fattori di rischio modificabili e di diffusione fortemente influenzata e condizionata dal contesto sociale, dai condizionamenti del mercato e dalle politiche commerciali, oltre che dai comportamenti individuali. Durante l'intervento verrà illustrato come una buona pratica socio-culturale consenta di trasformare un fattore di rischio in un fattore preventivo.

 

 

LA LOGICA DELLA PREVENZIONE IN ABA

Dora Aliprandi

Durante la lezione verranno illustrate le diverse logiche che possono essere adottate quando ci si occupa di prevenzione: in particolare l’approccio medico-biologico, l’approccio sociologico, l’approccio pedagogico e l’approccio psicologico-olistico. Particolare risalto verrà dato a quest’ultimo in quanto seguito da ABA: quando si fa prevenzione è importante recuperare il punto di vista del soggetto circa il suo essere nel mondo. Nella seconda parte verranno illustrati i diversi progetti svolti da ABA nelle scuole, differenziati per fasce d’età.

 

Cascina (Pisa), 17.02-17.06.2012 "PSICOTRAUMATOLOGIA"; Info: TANGOLO@PERFORMAT.IT ; Fees= 2900,00.

Programma del Corso

Primo Modulo

La Psicotraumatologia scientifica

Dr.ssa Rita E. Fioravanzo

 

Nel primo modulo verranno affrontate i seguenti contenuti didattici: Storia del trauma e delle sue cure dall’antichità alla prima metà del novecento, introduzione alla Psicotraumatologia moderna come disciplina specialistica, distinguere Stress e Trauma, neurofisiologia dello stress traumatico, neuropsicologia dei disturbi psico-traumatici, classificazione diagnostica internazionale dei disturbi traumatici.

 

Secondo Modulo                   

Il modello MPTT (Multidisciplinary Psychodynamic Trauma Therapy)

Prof. Gottfried Fischer – Dr.ssa Rita E. Fioravanzo

 

Nel secondo modulo verranno affrontate i seguenti contenuti didattici: Psicodinamica dei disturbi psicotraumatici secondo il modello MPTT di Colonia, Il modello  evidence-based MPTT di diagnosi dei disturbi psicotraumatici, Case-formulation attraverso il KÖDOPS (Sistema informatizzato di documentazione della psicoterapia psicotraumatica), Tecniche e strategie di trattamento trauma-terapeutico MPTT (research-based), Introduzione agli strumenti di valutazione etero- e auto-somministrata in Psicotraumatologia, Esercitazioni individuali e di gruppo su casi clinici

 

Terzo Modulo

Principi di intervento psicologico nella crisi

Dr.ssa Graziella Cavanna


Nel terzo modulo verranno affrontate i seguenti contenuti didattici: La psicologia della crisi: definizioni e profili delle crisi situazionali e delle crisi evolutive, Caratteristiche e tecniche d'intervento nelle fasi: pre-critica, acuta e post-critica, Identificazione delle abilità di coping e delle risorse personali (resilienza), Interventi psicoeducazionali in situazioni di crisi, Esercitazioni individuali e di gruppo su casi clinici, Elaborazione in gruppo del concetto di crisi nell'esperienza individuale dei partecipanti

 

Quarto Modulo         

Aspetti metodologici e relazionali

Dr.ssa Graziella Cavanna – Dr.ssa Rita E. Fioravanzo

 

Nel quarto modulo verranno affrontate i seguenti contenuti didattici: La conduzione del primo colloquio in traumaterapia (con role-playing videoregistrati), La conduzione delle sedute trauma terapeutiche secondo il modello MPTT  (con role-playing videoregistrati), La conclusione del trattamento trauma terapeutico e la gestione dei follow-up, Aspetti relazionali dinamici del rapporto fra paziente traumatizzato e trauma terapeuta, Igiene mentale dei trauma terapeuti, Introduzione ai campi applicativi professionali della psicotraumatologia

 

Quinto modulo / Quattordicesimo modulo

Dr.ssa Graziella Cavanna

Discussione caso clinico su coordinamento e supervisione del docente

 

Attività tecnica di monitoraggio di un caso clinico in cui viene supervisionata la conduzione del colloquio secondo il modello Multidisciplinary Psychodynamic Trauma Therapy

La supervisione garantirà sostegno nella gestione dei casi per acquisire competenze avanzate rispetto alla diagnosi, alla qualità della relazione e alla metodologia d’intervento.

 

 
Curricula Docenti del Corso

 

Prof. Gottfried Fischer

 

Psicologo, psicoterapeuta; direttore del Dipartimento di Psicologia Clinica e Psicoterapia dell' Università di Colonia.  Ha fondato nel 1991 l'Istituto Tedesco di Psicotraumatologia di Colonia (il DIPT) di cui è supervisore della ricerca; è il fondatore della Multidimensional Psychodinamic Trauma Therapy, uno speciale procedimento per il trattamento dei disturbi psicotraumatici, che unisce elementi psicodinamici ad elementi di terapia comportamentale. Ha creato il primo sistema informatizzato di documentazione e pianificazione dei trattamenti psicotraumatici (il KÖDOPS) . Coordina il Trauma Transfor Consult, è didatta e supervisore della European Academy for Psychotraumatology. Ha al suo attivo circa 140 pubblicazioni nel campo della psicotraumatologia e della psicologia delle emergenze.

 

Dr.ssa Graziella Cavanna

 

Psicologa, Psicoterapeuta, Analista Transazionale Clinico dell’International Transactional Analysis Association. Docente di Clinica e Metodologia Analitica Transazionale.  Expertise in Psicologia dell’emergenza rilasciato dall’ordine degli Psicologi della Lombardia. Psicotraumatologa  formata DIPT (Deutsche Institut für Psychotraumatologie).  Presidente e Responsabile didattica dell’Istituto Europeo di Psicotraumatologia e Stress Management di Albenga,  Docente PALLIO (Centro studi per le cure palliative e per l’assistenza oncologica) e docente al Master in Epidemiologia e prevenzione del rischio infettivo correlato alle pratiche assistenziali (ICPA)  presso l’Università di Genova Facoltà di Medicina. Coordinatore Servizi di Psicologia per l’Associazione Psicologi Emergenza Regione Lombardia  nel Sisma Abruzzo 2009 Campo Soccorritori Monticchio. Svolge attività  di libera professione come psicoterapeuta e psicotraumatologa.

 

Dr.ssa Rita Fioravanzo

 

Psicoterapeuta, specializzata in Psicologia Clinica all’Università di Milano e in Psicotraumatologia all’Università di Colonia. Responsabile del Servizio Psicologico di Emergenza convenzionato con Protezione Civile Regione Lombardia, Direttore Scientifico dell’Istituto Europeo di Psicotraumatologia e Stress Management, partner italiano del Dipartimento di Psicotraumatologia dell’Università di Colonia, dove insegna nei Corsi di Specializzazione in Psicotraumatologia e nei Master in Psicologia delle Emergenze e Catastrofi; Consulente di UNICEF IRC, Istituto degli Innocenti,  Ministero degli Esteri e Dipartimento Human Right delle Nazioni Unite nell’ambito della cooperazione internazionale in emergenza con particolare riferimento ai civili coinvolti in conflitti armati. Docente in numerosi  Master e Corsi di Specializzazione nazionali e internazionali nell’ambito del Peacekeeping, della Psicologia delle Emergenze, della Psicotraumatologia. Consulente per la Direzione Generale di Regione Lombardia per le attività formative Ha svolto attività operativa in diverse missioni delle UN in Africa e nei Balcani . Svolge attività psicoterapeutica con particolare riferimento ai casi psicotraumatici e alle vittime di abuso e tortura.

 

 

 

 

Milano, 26.06.2012 "IL SOGNO NEL PERCORSO TERAPEUTICO VERSO LA CURA, LA CRESCITA, L'INDIVIDUAZIONE"; Info: paulo.barone@libero.it Fees= euro n.d.

Relatrice: Emanuela Mundo.

 

 

 

EVENTI ECM PRIMO SEMESTRE già accreditati:  

 

 

 
Milano, 8.02-27.06.2012 "COME SI SOGNA OGGI"; Sede: Centro Milanese di Psicoanalisi via Corridoni n.38; Info: biblio.cmp@fastwebnet.it ; Fees= euro 230,00; Crediti n.15,1.

SOCIETÀ PSICOANALITICA ITALIANA

CENTRO MILANESE DI PSICOANALISI

CESARE MUSATTI

Via F. Corridoni 38 – Milano – Italy

Tel. +39 02 55012281 – Fax +39 02 5512832

cmp.spi@fastwebnet.it - www.cmp-spiweb.it

P.Iva 12025090155 – C.F. 97003660152

COME SI SOGNA OGGI (C-2012)

PROGRAMMA

Giornata 1: 8 febbraio 2012

Titolo: Attualità della Traumdeutung?

Ore: 21.00-22.30

Tipo: B - Serie di relazioni su tema preordinato

Docente: A. Ferruta

Ore: 22.30-23.30

Tipo: F - Presentazione di problemi o di casi clinici in seduta plenaria (non a piccoli a

gruppi)

Docente: A. Ferruta

***

Giornata 2: 7 marzo 2012

Titolo: Le variazioni tecniche delle interpretazioni dei sogni

Ore: 21.00-22.30

Tipo: B - Serie di relazioni su tema preordinato

Docente: G. Kluzer

Ore: 22.30-23.30

Tipo: F - Presentazione di problemi o di casi clinici in seduta plenaria (non a piccoli a

gruppi)

Docente: G. Kluzer

***

Giornata 3: 28 marzo 2012

Titolo: Cosa sognano le istituzioni?

Ore: 21.00-22.30

Tipo: B - Serie di relazioni su tema preordinato

Docente: G. Foresti

Ore: 22.30-23.30

Tipo: F - Presentazione di problemi o di casi clinici in seduta plenaria (non a piccoli a

gruppi)

Docente: G. Foresti

***

Giornata 4: 9 maggio 2012

Cmp Pagina di 2 di 12

Titolo: Come sognano i bambini

Ore: 21.00-22.30

Tipo: B - Serie di relazioni su tema preordinato

Docente: L. Colombi

Ore: 22.30-23.30

Tipo: F - Presentazione di problemi o di casi clinici in seduta plenaria (non a piccoli a

gruppi)

Docente: L. Colombi

***

Giornata 5: 6 giugno 2012

Titolo: L’immaginario onirico degli adolescenti

Ore: 21.00-22.30

Tipo: B - Serie di relazioni su tema preordinato

Docente: P. Gammaro

Ore: 22.30-23.30

Tipo: F - Presentazione di problemi o di casi clinici in seduta plenaria (non a piccoli a

gruppi)

Docente: P. Gammaro

***

Giornata 6: 27 giugno 2012

Titolo: Cosa sognano gli psicoanalisti

Ore: 21.00-22.30

Tipo: B - Serie di relazioni su tema preordinato

Docente: F. Petrella

Ore: 22.30-23.30

Tipo: F - Presentazione di problemi o di casi clinici in seduta plenaria (non a piccoli a

gruppi)

Docente: F. Petrella

Ore: 23.30-24.00

Verifica con prova scritta

***

ABSTRACT DEL CICLO DI CONFERENZE:

Il sogno ha rappresentato la “via regia” attraverso la quale Freud più di un secolo fa

ha dato l’avvio all’esplorazione dell’inconscio. Anche prima di lui gli uomini erano

sempre rimasti affascinati dal misterioso linguaggio dei loro sogni e avevano cercato

in più modi di decifrarlo.

Freud si convinse di aver finalmente svelato il segreto di tale linguaggio e su questa

scoperta fondò la psicoanalisi.

Oggi sembra che gli uomini siano assai meno affascinati dai loro sogni e ben più

propensi a prestare attenzione alla “realtà” e ai suoi problemi pressanti. Si dorme di

meno, tutto appare più accelerato e pare esserci poco spazio per sognare.

Eppure la clinica psicoanalitica ci ha insegnato che quando si è certi di non sognare

e di essere ben svegli è la volta che si è prigionieri di un sogno inconsapevole.

Riflettere sul sogno significa fermarsi a riflettere sulla nostra mente e sulla

complessità che la anima a sua insaputa. Staccarsi, come facciamo ogni notte, dalla

realtà e dalla sua tirannia ci permette di poterla percepire in altro modo, più ricco, più

doloroso, più consapevole.

Sei psicoanalisti illustreranno, come in un viaggio nella dimensione onirica, le diverse

sfaccettature del sognare e la sua ubiquità che attraversa tutta la nostra vita

quotidiana condizionandola segretamente, come singole persone, come gruppi e

come istituzioni.

Se Freud era convinto di aver svelato il segreto del sogno, oggi possiamo constatare

che tale segreto lungi dall’essere compiutamente addomesticato, non ha ancora

finito, a saperlo osservare con attenzione e con passione, di sorprenderci con

sempre nuove rivelazioni. Si tratta di un segreto inesauribile come inesauribile è la

radice da cui è nata la psicoanalisi. Forse sognare vale ancora la pena.

 

Milano, 8.02-27.06.2012 "LA COSTRUZIONE DEL SE' NELLA RELAZIONALITA'"; Sede: Centro Milanese di Psicoanalisi via Corridoni n.38; Info: biblio.cmp@fastwebnet.it ; Fees= EURO 290,00; Crediti assegnati n.18,8.

SOCIETÀ PSICOANALITICA ITALIANA

CENTRO MILANESE DI PSICOANALISI

CESARE MUSATTI

Via F. Corridoni 38 – Milano – Italy

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P.Iva 12025090155 – C.F. 97003660152

LA COSTRUZIONE DEL SE' NELLA RELAZIONALITA': TRA CLINICA

E TEORIA (H-2012)

PROGRAMMA

Giornata 1: 8 febbraio 2012

Titolo: Il Sé emergente nell’intersoggettività

Ore: 21.00-22.30

Tipo: B - Serie di relazioni su tema preordinato

Docente: A. Robutti

Ore: 22.30-23.30

Tipo: F - Presentazione di problemi o di casi clinici in seduta plenaria (non a piccoli a

gruppi)

Docente: A. Robutti

***

Giornata 2: 7 marzo 2012

Titolo: Nella stanza dell’adolescente - Tra il dire e il fare: quando l’analista scende in

campo

Ore: 21.00-22.30

Tipo: B - Serie di relazioni su tema preordinato

Docente: P.R. Goisis

Ore: 22.30-23.30

Tipo: F - Presentazione di problemi o di casi clinici in seduta plenaria (non a piccoli a

gruppi)

Docente: P.R. Goisis

***

Giornata 3: 28 marzo 2012

Titolo: Nella stanza dell’adolescente - Tra il dire e il fare: quando l’analista scende in

campo

Ore: 21.00-22.30

Tipo: B - Serie di relazioni su tema preordinato

Docente: P. R. Goisis

Ore: 22.30-23.30

Tipo: F - Presentazione di problemi o di casi clinici in seduta plenaria (non a piccoli a

gruppi)

Docente: P. R. Goisis

Cmp Pagina di 2 di 19

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Giornata 4: 9 maggio 2012

Titolo: L’intersoggettività come base nella terapia con l’adolescente straniero

Ore: 21.00-22.30

Tipo: B - Serie di relazioni su tema preordinato

Docente: A. Bassetti

Ore: 22.30-23.30

Tipo: F - Presentazione di problemi o di casi clinici in seduta plenaria (non a piccoli a

gruppi)

Docente: A. Bassetti

***

Giornata 5: 6 giugno 2012

Titolo: Nella stanza d'analisi - Il transfert dell’analista

Ore: 21.00-22.30

Tipo: B - Serie di relazioni su tema preordinato

Docente: C. Cassardo

Ore: 22.30-23.30

Tipo: F - Presentazione di problemi o di casi clinici in seduta plenaria (non a piccoli a

gruppi)

Docente: C. Cassardo

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Giornata 6: 27 giugno 2012

Titolo: Nella stanza d'analisi - La personalità dell’analista nella seduta

Ore: 21.00-22.30

Tipo: B - Serie di relazioni su tema preordinato

Docente: S. Panizza

Ore: 22.30-23.30

Tipo: F - Presentazione di problemi o di casi clinici in seduta plenaria (non a piccoli a

gruppi)

Docente: S. Panizza

Ore: 23.30-24.00

Verifica con prova scritta

***

ABSTRACT DEL CICLO DI SEMINARI:

Il seminario si colloca in continuità con quello di Edgardo Caverzasi e Cristina Riva

Crugnola “Attaccamento, regolazione emotiva e mentalizzazione: il contributo

dell’infant research alla psicoanalisi e all’intervento clinico”, nel tentativo di proseguire

e integrare il loro discorso al campo dell’adolescenza e dell’adulto.

Facciamo nostra, in tal senso, questa articolata osservazione di David J. Wallin

(Psicoterapia e teoria dell'attaccamento, 2007): 1) le relazioni di attaccamento

cocreate sono il contesto determinante per lo sviluppo; 2) l’esperienza preverbale

prepara il nucleo del Sé in via di sviluppo; 3) l’atteggiamento del Sé nei riguardi

dell’esperienza predice la sicurezza dell’attaccamento meglio degli stessi fatti che

costituiscono la storia personale; 4) questi tre temi organizzano il modello della

terapia come trasformazione effettuata per mezzo della relazione.

Nei diversi seminari verrà prestata una particolare attenzione ai fenomeni costitutivi

dello sviluppo soggettivo sia del paziente sia dell’analista all’interno della seduta,

riconoscendoci nella influenza reciproca delle soggettività consce e inconsce di due

persone in relazione tra loro.

La cornice teorico-clinica di riferimento attinge contemporaneamente ai contributi

della psicoanalisi interpersonale, relazionale e intersoggettiva, declinata attraverso le

modalità che ognuno dei relatori si trova ad applicare all’interno della propria pratica.

Proprio la pratica sarà sempre e in ogni caso la principale fonte di ispirazione dei

contenuti e degli argomenti trattati nei seminari.

 

Milano, 8.02-27.06.2012 "SETTING E PROCESSO PSICOANALITICO"; Sede: Centro Milanese di Psicoanalisi via Corridoni n.38; Info: biblio.cmp@fastwebnet.it ; Fees= EURO 290,00; Crediti assegnati n.18,8.

SETTING E PROCESSO PSICOANALITICO (I-2012)

PROGRAMMA

Giornata 1: 8 febbraio 2012

Titolo: Setting: storia e metapsicologia (1)

Ore: 21.00-22.30

Tipo: B - Serie di relazioni su tema preordinato

Docente: A. Lucchin – S. Vecchio – G. Landoni

Ore: 22.30-23.30

Tipo: F - Presentazione di problemi o di casi clinici in seduta plenaria (non a piccoli a

gruppi)

Docente: A. Lucchin – S. Vecchio – G. Landoni

***

Giornata 2: 7 marzo 2012

Titolo: Setting: storia e metapsicologia (2)

Ore: 21.00-22.30

Tipo: B - Serie di relazioni su tema preordinato

Docente: A. Lucchin – S. Vecchio – G. Landoni

Ore: 22.30-23.30

Tipo: F - Presentazione di problemi o di casi clinici in seduta plenaria (non a piccoli a

gruppi)

Docente: A. Lucchin – S. Vecchio – G. Landoni

***

Giornata 3: 28 marzo 2012

Titolo: L’inconscio

Ore: 21.00-22.30

Tipo: B - Serie di relazioni su tema preordinato

Docente: A. Lucchin – S. Vecchio – G. Landoni

Ore: 22.30-23.30

Tipo: F - Presentazione di problemi o di casi clinici in seduta plenaria (non a piccoli a

gruppi)

Docente: A. Lucchin – S. Vecchio – G. Landoni

***

Giornata 4: 9 maggio 2012

Cmp Pagina di 2 di 8

Titolo: Il transfert

Ore: 21.00-22.30

Tipo: B - Serie di relazioni su tema preordinato

Docente: A. Lucchin – S. Vecchio – G. Landoni

Ore: 22.30-23.30

Tipo: F - Presentazione di problemi o di casi clinici in seduta plenaria (non a piccoli a

gruppi)

Docente: A. Lucchin – S. Vecchio – G. Landoni

***

Giornata 5: 6 giugno 2012

Titolo: Il controtransfert

Ore: 21.00-22.30

Tipo: B - Serie di relazioni su tema preordinato

Docente: A. Lucchin – S. Vecchio – G. Landoni

Ore: 22.30-23.30

Tipo: F - Presentazione di problemi o di casi clinici in seduta plenaria (non a piccoli a

gruppi)

Docente: A. Lucchin – S. Vecchio – G. Landoni

***

Giornata 6: 27 giugno 2012

Titolo: L’interpretazione

Ore: 21.00-22.30

Tipo: B - Serie di relazioni su tema preordinato

Docente: A. Lucchin – S. Vecchio – G. Landoni

Ore: 22.30-23.30

Tipo: F - Presentazione di problemi o di casi clinici in seduta plenaria (non a piccoli a

gruppi)

Docente: A. Lucchin – S. Vecchio – G. Landoni

Ore: 23.30-24.00

Verifica con prova scritta

***

ABSTRACT DEL CICLO DI SEMINARI:

A partire dalla storia della fondazione del setting da parte di Freud, delle motivazioni

addotte e di quelle deducibili dai suoi scritti clinici e metapsicologici, ci proponiamo di

illustrare la connessione necessaria che esiste fra il dispositivo psicoanalitico

(setting) e i processi clinici che da esso discendono.

In particolare daremo spazio alla riflessione su alcuni nodi, della teoria e della pratica

clinica: inconscio, transfert, controtransfert e interpretazione.

I conduttori saranno presenti contemporaneamente a tutti gli incontri sia nel

momento della presentazione del tema, sia nel corso della discussione successiva

alla quale parteciperanno per stimolarne e favorirne lo svolgimento.

 

Roma, 12.02-10.06.2012 "IL MODELLO PSICOANALITICO DI FRONTE ALLE PATOLOGIE DEL SE': IL CONFRONTO CON ALTRI MODELLI TEORICO-CLINICI"; Sede: Associazione Italiana di Psicoanalisi (A.I.Psi.), via Di Priscilla n.128; Info: patrizia.pasolini@grupposymposia.it ; Fees= n.d.; Crediti assegnati n.12.

PROGRAMMA DETTAGLIATO GIORNATE ECM

Sede Associazione Italiana di Psicoanalisi (A.I.Psi.)

via di Priscilla 128 – Roma

Domenica 12 febbraio 2012, ore 10 – 13,30

Paolo Mariotti “Attuali acquisizioni sul sogno nelle neuroscienze”

10,00 – 11,00: Lettura magistrale del lavoro presentato

11,00 – 11,30: Coffee break

11,30 – 12,30: Presentazione di casi clinici

12,30 – 13,30: Didattito con i partecipanti regolato da un mediatore

Domenica 11 marzo 2012, ore 10-13,30

Pino Riefolo “La dissociazione creativa”

10,00 – 11,00: Lettura magistrale del lavoro presentato

11,00 – 11,30: Coffee break

11,30 – 12,30: Presentazione di casi clinici

12,30 – 13,30: Didattito con i partecipanti regolato da un mediatore

Domenica 6 maggio 2012, ore 10-13,30

Simona Argentieri “La lacrima di Narciso”

10,00 – 11,00: Lettura magistrale del lavoro presentato

11,00 – 11,30: Coffee break

11,30 – 12,30: Presentazione di casi clinici

12,30 – 13,30: Didattito con i partecipanti regolato da un mediatore

Domenica 10 giugno 2012, ore 10-13,30

Andrea Narracci “Psichiatria e Psicoanalisi”

10,00 – 11,00: Lettura magistrale del lavoro presentato

11,00 – 11,30: Coffee break

11,30 – 12,30: Presentazione di casi clinici

12,30 – 13,30: Didattito con i partecipanti regolato da un mediatore

 

Rimini, 24.02-29.09.2012 "FORMAZIONE E GRUPPI DI APPRENDIMENTO"; Sede:Scuola di prevenzione "José Bleger" VIA CIRCONVALLAZIONE OCCIDENTALE, 122  47900 RIMINI; Info:  DIREZIONE@BETAEVENTI.IT ; Fees= euro 1000,00; Crediti assegnati n.37.5.

PROGRAMMA

FORMAZIONE E GRUPPI DI APPRENDIMENTO SCUOLA J.BLEGER

SEDE: Sala riunioni “Scuola di prevenzione Josè Bléger”

Via Circonvallazione Occidentale, 122 – 47900 Rimini

1 LEZIONE 24/02/2012

Ore 14.30 – 15.30

“Psicologia degli ambiti e definizione di prevenzione. (Che cosa è la psicologia degli ambiti:

storia del concetto e della pratica di prevenzione al momento attuale)”

Ore 15.30 – 17.00

Lavoro di gruppo 1

Ore 17.30 – 18.30

“L'intervista individuale. (Il colloquio individuale come strumento di ricerca: differenza fra

colloquio anamnesico e clinico. il colloquio individuale e prevenzione)”

Ore 18.30 – 20.00

Lavoro di gruppo 2

LEONARDO MONTECCHI, LAURA BUONGIORNO

2 LEZIONE 23/03/2012

Ore 14.30 – 15.30

“L'intervista gruppale (nozioni di processo gruppale, di compito, di sviluppo e di resistenza

gruppale)”

Ore 15.30 – 17.00

Lavoro di gruppo 1

Ore 17.30 – 18.30

“Concetto di équipe”

Ore 18.30 – 20.00

Lavoro di gruppo 2

LEONARDO MONTECCHI, LAURA BUONGIORNO

3 LEZIONE 27/04/2012

Ore 14.30 – 15.30

“La famiglia (La famiglia come gruppo)”

Ore 15.30 – 17.00

Lavoro di gruppo 1

Ore 17.30 – 18.30

“Concetto di emergente familiare. Colloquio familiare come strumento”

Ore 18.30 – 20.00

Lavoro di gruppo 2

LEONARDO MONTECCHI, LAURA BUONGIORNO

4 LEZIONE 25/05/2012

Ore 14.30 – 15.30

“Problemi istituzionali (Concetto di istituzione, intervento istituzionale)”

Ore 15.30 – 17.00

Lavoro di gruppo 1

Ore 17.30 – 18.30

“Analisi istituzionale”

Ore 18.30 – 20.00

Lavoro di gruppo 2

LEONARDO MONTECCHI, LAURA BUONGIORNO

5 LEZIONE 29/06/2012

Ore 14.30 – 15.30

“La comunità. (Nozione di comunità. Idea del territorio)”

Ore 15.30 – 17.00

Lavoro di gruppo 1

Ore 17.30 – 18.30

“Nozioni di salute e malattia. Il problema della partecipazione e della comunicazione”

Ore 18.30 – 20.00

Lavoro di gruppo 2

6 LEZIONE 2909/2012

Ore 9.00 – 11.00

PROJECT WORK

LEONARDO MONTECCHI

 

Crema (Cremona), 16.02-13.12.2012 "IL RUOLO TERAPEUTICO NELLE RELAZIONI DI CURA"; Sede: via Dogali, n.29; Info: MARCO.DEMARCHI@RTITALIA.IT ; Fees= euro 450,00; Crediti assegnati n.22,5.

IL Ruolo Terapeutico nelle relazioni di cura

Il corso di supervisione e seminari rivolto a tutti gli operatori impegnati nelle relazioni d’aiuto:psicologi,

educatori,medici, infermieri, assistenti sociali OSS,ASA,terapisti,insegnanti,

(con ECM per operatori sanitari)

Obiettivi

. Il Corso ha l’obiettivo di offrire un’esperienza formativa che ha come focus ciò che il terapeuta, l’operatore, fa

concretamente. Questa metodologia ritiene fondamentale curare e perfezionare la propria modalità di “stare con” i

pazienti perché sia possibile la “tenuta” del proprio ruolo, fondamento di una relazione terapeutica etica ed efficace. Il

Ruolo Terapeutico considera quali dati insegnabili, gli elementi strutturali e costitutivi delle relazioni d’aiuto:principi,

funzioni, ruoli, setting.

Medice, cura te ipsum

Per rispondere adeguatamente alle domande di aiuto portate dai pazienti, è necessaria al terapeuta, non solo una

conoscenza tecnico-scientifica ma, soprattutto, una capacità di entrare in rapporto con sé stesso, per riconoscere e

governare i propri sentimenti e le proprie emozioni. Questa abilità non è scontata né facilmente raggiungibile e non è

basata tanto sull’ apprendimento di teorie oggettivanti, ma sulla conoscenza, la consapevolezza e la competenza di

sé. La modalità di lavorare e interagire in gruppo, inoltre, mette alla prova anche la capacità di relazionarsi con gli altri,

colleghi o pazienti.

Metodologia degli incontri

I partecipanti presentano problemi clinici o difficoltà relazionali con le persone/utenti di cui si occupano e, attraverso

l’analisi della situazione e il lavoro in gruppo, con la supervisione di un terapeuta de “Il Ruolo Terapeutico, si giunge a

una maggior comprensione e a una migliore capacità di gestione della situazione stessa.

Articolazione e tempi: il corso si tiene il giovedì, con cadenza mensile, ore 17.30-19.00,nelle seguenti date: 16

febbraio-15 marzo-19 aprile-17 maggio-14 giugno- 19 luglio-13 settembre- 18 ottobre-18 novembre-13

dicembre (giornata conclusiva e compilazione questionari di apprendimento ECM). Sono inclusi 2 momenti

seminariali “allargati” con approfondimenti tematici nei sabati 28 gennaio e ottobre.

Crediti regionali ECM: 4 per la giornata di seminario promozionale del 28 gennaio; 23 per il corso; In

totale 27 crediti per la partecipazione a tutti e tre i gli eventi. Gli ECM saranno erogati in base alle presenze

effettive agli incontri. Scadenza per iscrizioni 5 gennaio 2012

Conduttori del gruppo di discussione sui casi clinici e dei seminari

Dr.ssa Cinzia Pusterla Longoni, psicologa, psicoterapeuta docente a Milano e responsabile sede nel Canton

Ticino Chiasso/Lugano

Dr.ssa Gloria Rossi psicoterapeuta,giornalista,docente nella sede di Milano

Dr.Pierluigi Ciritella medico,oncologo,psicoterapeuta, responsabile sede di Foggia

Dr.Paolo Serra psicologo,psicoterapeuta, docente sede di Milano

Costi: PER IL SEMINARIO PROMOZIONALE € 30 per operatori che richiedono crediti, GRATUITO per altri solo con

attestato di partecipazione.

Per l’intero Corso €450 PER PSICOLOGI E MEDICI- [I.V.A. esclusa] €400 ALTRI PROFESSIONISTI- [I.V.A. esclusa]

E’ prevista la partecipazione anche a singoli incontri di Supervisione per un costo di € 60 per ciascun incontro. Sede

del corso:via Dogali n°29 Crema (Cr)

Sito della scuola www.ilruoloterapeutico.it mail: ilruoloterapeutico@fastwebnet.it

IL Ruolo Terapeutico nelle relazioni di cura

Il corso di supervisione e seminari rivolto a tutti gli operatori impegnati nelle relazioni d’aiuto:psicologi,

educatori,medici, infermieri, assistenti sociali OSS,ASA,terapisti,insegnanti,

(con ECM per operatori sanitari)

Obiettivi

. Il Corso ha l’obiettivo di offrire un’esperienza formativa che ha come focus ciò che il terapeuta, l’operatore, fa

concretamente. Questa metodologia ritiene fondamentale curare e perfezionare la propria modalità di “stare con” i

pazienti perché sia possibile la “tenuta” del proprio ruolo, fondamento di una relazione terapeutica etica ed efficace. Il

Ruolo Terapeutico considera quali dati insegnabili, gli elementi strutturali e costitutivi delle relazioni d’aiuto:principi,

funzioni, ruoli, setting.

Medice, cura te ipsum

Per rispondere adeguatamente alle domande di aiuto portate dai pazienti, è necessaria al terapeuta, non solo una

conoscenza tecnico-scientifica ma, soprattutto, una capacità di entrare in rapporto con sé stesso, per riconoscere e

governare i propri sentimenti e le proprie emozioni. Questa abilità non è scontata né facilmente raggiungibile e non è

basata tanto sull’ apprendimento di teorie oggettivanti, ma sulla conoscenza, la consapevolezza e la competenza di

sé. La modalità di lavorare e interagire in gruppo, inoltre, mette alla prova anche la capacità di relazionarsi con gli altri,

colleghi o pazienti.

Metodologia degli incontri

I partecipanti presentano problemi clinici o difficoltà relazionali con le persone/utenti di cui si occupano e, attraverso

l’analisi della situazione e il lavoro in gruppo, con la supervisione di un terapeuta de “Il Ruolo Terapeutico, si giunge a

una maggior comprensione e a una migliore capacità di gestione della situazione stessa.

Articolazione e tempi: il corso si tiene il giovedì, con cadenza mensile, ore 17.30-19.00,nelle seguenti date: 16

febbraio-15 marzo-19 aprile-17 maggio-14 giugno- 19 luglio-13 settembre- 18 ottobre-18 novembre-13

dicembre (giornata conclusiva e compilazione questionari di apprendimento ECM). Sono inclusi 2 momenti

seminariali “allargati” con approfondimenti tematici nei sabati 28 gennaio e ottobre.

Crediti regionali ECM: 4 per la giornata di seminario promozionale del 28 gennaio; 23 per il corso; In

totale 27 crediti per la partecipazione a tutti e tre i gli eventi. Gli ECM saranno erogati in base alle presenze

effettive agli incontri. Scadenza per iscrizioni 5 gennaio 2012

Conduttori del gruppo di discussione sui casi clinici e dei seminari

Dr.ssa Cinzia Pusterla Longoni, psicologa, psicoterapeuta docente a Milano e responsabile sede nel Canton

Ticino Chiasso/Lugano

Dr.ssa Gloria Rossi psicoterapeuta,giornalista,docente nella sede di Milano

Dr.Pierluigi Ciritella medico,oncologo,psicoterapeuta, responsabile sede di Foggia

Dr.Paolo Serra psicologo,psicoterapeuta, docente sede di Milano

Costi: PER IL SEMINARIO PROMOZIONALE € 30 per operatori che richiedono crediti, GRATUITO per altri solo con

attestato di partecipazione.

Per l’intero Corso €450 PER PSICOLOGI E MEDICI- [I.V.A. esclusa] €400 ALTRI PROFESSIONISTI- [I.V.A. esclusa]

E’ prevista la partecipazione anche a singoli incontri di Supervisione per un costo di € 60 per ciascun incontro. Sede

del corso:via Dogali n°29 Crema (Cr)

Sito della scuola www.rtitalia.it - www.ilruoloterapeutico.it

mail: info@rtitalia.it - ilruoloterapeutico@fastwebnet.it

 

Bologna, 4.02-9.06.2012 "ESPLORAZIONI SUL NARCISISMO"; Info: ILCERCHIOAPV@LIBERO.IT Fees= euro 650,00; Crediti N.31,3.

TITOLO

Esplorazioni sul narcisismo

DATA - LUOGO - SEDE CON INDIRIZZO

4/02 -3/03 – 5/05 – 9/06 2012

Studio di Psicoterapia – Via Ranzani 5/10 - Bologna

Responsabile Scientifico

Dott.ssa Adriana Grotta

Tipo di formazione

Residenziale

Razionale Scientifico

Il tema del narcisismo e’ di importanza centrale per la cultura contemporanea ed in particolare per la psicoanalisi. Il corso si propone di ripercorrere lo sviluppo del concetto di narcisismo all’interno del pensiero psicoanalitico a partire dal fondamentale testo di Freud "Introduzione al narcisismo" del 1914. Diversi relatori proporranno la visione del narcisismo che sottende la loro impostazione clinica e offriranno un contributo alla comprensione delle diverse sfaccettature del concetto.

Il corso include un gruppo di lettura che analizzerà testi classici sul tema, seguito da una relazione teorico-clinica con discussione e da una supervisione clinica di gruppo. Nell’anno 2012 sono in programma incontri:

4 Febbraio 2012: Renzo Muraccini (Bologna): Il narcisismo della pancia: la maternità tra bisogno e desiderio

3 Marzo 2012: Antonella Mancini (Chiavari): Specchio, specchio delle mie brame: il narcisismo nella cultura occidentale

5 Maggio 2012: Umberta Telfener (Roma): La danza "narcisa" nelle relazioni di coppia

9 Giugno 2012: Euro Pozzi (Bologna): Clinica dei disturbi di personalità

Obiettivo formativo

Acquisizione competenze tecnico-professionali

Acquisizione competenze di processo

Acquisizione competenze di sistema

Destinatari della formazione

Psicologi, psichiatri, psicoterapeuti

Sponsor

No

Durata del corso: 25 ore

Modalità di iscrizione

cartacea

Modalità didattiche

SERIE DI RELAZIONI SU TEMA PREORDINATO

TAVOLE ROTONDE CON DIBATTITO TRA ESPERTI CONFRONTO/DIBATTITO TRA PUBBLICO ED ESPERTO/I GUIDATO DA UN CONDUTTORE ("L'ESPERTO RISPONDE")

ESECUZIONE DIRETTA DA PARTE DEI PARTECIPANTI LAVORO A PICCOLI GRUPPI SU PROBLEMI E CASI CLINICI CON PRODUZIONE DI RAPPORTO FINALE DA DISCUTERE CON ESPERTO

Metodo di verifica

Esame scritto

Programma dettagliato dell’evento

Ore 9-10,15 Gruppo di lettura condotto dalla dott.ssa Daniela Ferrini

Ore 10,30-13,30 Relazione teorica e discussione (Muraccini 04/02 – Mancini 03/03 – Telfener 05/05 – Pozz