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Aggiornato il 10.11.09
con l’aggiunta della Strage di Samarate
(Varese) nella sezione “Le Stragi”
Viva tutti i soldati sconfitti/ e tutti gli eroi schiacciati/
dal nemico nella battaglia perduta./ Perché la sconfitta/ non può togliere
la gloria. (Walt Whitman) E’ valoroso il pino che non cambia il suo colore sotto il peso della neve. Anche tu, o mio popolo, devi restare simile a lui. (Hiro Hito, imperatore)
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principali del sito:
I francobolli della R.S.I. Questo
sito fa parte del gruppo "Noi e la Storia"
C.I.S.E.S. = prove di socializzazione

VISITATE ANCHE GLI ALTRI SITI www.italia-rsi.org Vasta e ricca antologia sulle
tematiche della R.S.I., con approfondimenti sugli aspetti più
rilevanti, elenchi di Caduti, notizie sulle forze armate e sugli
uomini della R.S.I., informazioni sulle pubblicazioni e libri e
moltissimi link ai siti più interessanti. http://pellegrinetti1.interfree.it/
La guerra civile in Garfagnana: le forze in campo, gli episodi, i
Caduti, le testimonianze, le curiosità. www.italia-rsi.org/genova-rsi/
GENOVA-RSI il sito web della Associazione Amici di FRA' GINEPRO. I
nomi e gli episodi sui Caduti in Genova della Repubblica Sociale
Italiana:
Verbali del Governo della RSI
SEGNALAZIONE: Il libro : Mario
Pellegrinetti APPUNTI PER UNA STORIA DELLA GUERRA CIVILE IN GARFAGNANA
1943-1945 Editrice Maria
Pacini Fazzi LUCCA , è
esaurito. Esso, però, è reperibile in
rete nei siti: http://pellegrinetti1.interfree.it
, http://spazioweb.inwind.it/garfagnana_storia
e www.italia-rsi.org Narra le
vicende degli anni 1943-1945 quando in Garfagnana, oltre al fronte di
guerra, infuriò anche la guerra civile
Sommario storico
La Repubblica Sociale Italiana, che visse dal settembre 1943 all’aprile 1945 non fu, come l’antifascismo tentò di accreditare, una “repubblichina” senza o con poca autonomia, senza o con poco peso nelle vicende storiche di quel periodo, senza o con scarsa organizzazione dello Stato.
Essa fu, invece, uno Stato perfettamente organizzato: ebbe una organizzazione burocratica completa ed efficiente, la funzione legislativa produsse leggi importantissime, specie in campo sociale, tutti i Ministeri (difesa, interni, finanze, istruzione, lavori pubblici….) lavorarono a pieno ritmo, ebbe un esercito efficiente, costituito in gran parte da giovani volontari entusiasti e determinati, che seppe difendere con valore il territorio della Repubblica a fianco dell’alleato germanico, resistendo efficacemente all’offensiva anglo-americana, sulla “linea gotica”, per sei lunghi mesi. Ebbe anche una diplomazia attiva ed efficiente, che curò attivamente i rapporti con gli Stati alleati o che, comunque, avevano riconosciuto la R.S.I. : Germania, Giappone, Spagna e altri. Il riconoscimento di uno Stato da parte anche di un solo altro Stato sovrano è sufficiente a legittimare la sovranità di quello Stato sul territorio controllato e sulla popolazione che vi risiede. E’ il caso della R.S.I. che, come tutti gli Stati sovrani, aveva il totale controllo del suo territorio sul quale, attraverso i suoi Ministeri, organizzava tutti i servizi necessari.
D’altra parte lo stesso Tribunale Supremo Militare dell’attuale Repubblica Italiana cui erano ricorsi alcuni ufficiali della Legione “Tagliamento” che erano stati condannati dal Tribunale Militare di Milano, con sentenza n. 747 del 26 aprile 1954, afferma con chiarezza e con alto senso giuridico e storico la caratteristica di Stato sovrano, sia pure “di fatto” della Repubblica Sociale Italiana.
Durante il periodo della R.S.I. furono perfino
istituiti due Ordini Cavallereschi di Stato.
Neppure l’industria cinematografica fu
trascurata. Gli studi di Cinecittà, devastata dai bombardamenti
anglo-americani, furono trasferiti a Venezia e l’attività continuò per tutto il
tempo della R.S.I.
Questo sito si propone di illuminare tutti coloro che nutrono
interessi storici, soprattutto i giovani, circa la realtà obiettiva di quegli
eventi che la vulgata antifascista ha deformato gravemente, allo scopo di
demonizzare coloro che aderirono alla R.S.I. ed esaltare la Resistenza e gli
antifascisti.
Per approfondire i vari aspetti si utilizzino i collegamenti
evidenziati in questa pagina.
Prima di passare agli approfondimenti, però, sarà opportuno richiamare sinteticamente gli avvenimenti
significativi di quel periodo.
1943-1945:
Anni cruciali
0 ) Premessa (la 2° Guerra Mondiale)
2 ) L’attacco al territorio nazionale
3 ) Il 25
luglio e l’arresto di Mussolini
4 ) Il governo Badoglio e l’8 settembre
5 ) La
liberazione di Mussolini. Il Fascismo risorge.
6 ) Il
nuovo Governo repubblicano
7 ) Il nuovo esercito della Repubblica
8 ) Il
Tribunale Speciale Straordinario
9 ) Il difficile funzionamento del nuovo Stato
11)
Mussolini a Milano: il discorso del “Lirico”
15)
Appendice: Il trattato di pace
Il 14 maggio 1943 la radio
annunciava: “Ogni resistenza è cessata in Tunisia per ordine del Duce”. Questo significava
che l’ultimo lembo d’Africa era stato perduto dalle forze dell’Asse. Il Gen.
Messe, infatti, si era arreso dopo un’ultima disperata resistenza contro le
armate anglo-americane che assalivano le nostre truppe dalla Libia e
dall’Algeria. Le sorti della guerra volgono al peggio. Ora è il territorio
italiano esposto agli attacchi nemici.
L’ 11 giugno 1943 si
arrende Pantelleria, e il 12 Lampedusa, rimaste senza rifornimenti.
E nella notte fra il 9 e
il 10 luglio 1943 scatta l’”Operazione Husky” : le armate settima americana
agli ordini del Gen. Patton (66000 uomini) e ottava inglese agli ordini del
Gen. Montgomery (100000 uomini) sbarcano nella Sicilia sud-orientale
sopraffacendo le nostre difese.
Il 17 il Generale Alexander assume la carica di governatore delle
terre occupate.
Il 22 cade Palermo. La Sicilia è ormai perduta. La popolazione,
messa alla fame, si lamenta con scritte sui monumenti (“ cu Mussolino ogni casa
un mulino, cull’americani ni pasta ni pani”).
(La notizia che tutti
i siciliani avrebbero accolto con gioia gli anglo-americani acclamandoli è
sicuramente non vera. Infatti un po’ in tutto il sud si ebbe una vera e propria
resistenza fascista.)
Questo è lo sconfortante
quadro della situazione militare, che incide pesantemente sul morale della
popolazione e dell’esercito, e crea diffuse inquietudini a livello politico,
anche all’interno del Fascismo.
Il 19 luglio 1943 a Feltre
avviene un incontro fra Mussolini e Hitler, durante il quale Hitler accusa
pesantemente l’esercito italiano di scarsa combattività.
A rendere più angosciosa
la situazione Mussolini riceve, durante l’incontro, la notizia del
bombardamento di Roma.
La situazione politica è
tesa. Diversi uomini politici, anche fascisti, hanno contatti col re Vittorio
Emanuele III e lo sollecitano ad assumersi personalmente il comando
dell’esercito e la responsabilità della conduzione della guerra. Il re
tentenna.
E alcuni uomini politici
fascisti, fra cui Grandi, chiedono la convocazione del Gran Consiglio del Fascismo. E il Segretario
Nazionale Carlo Scorza, d’accordo con Mussolini, lo convoca per il 24 luglio
alle ore 17.
Dopo la relazione di Mussolini e alcuni interventi, prende la
parola Grandi per illustrare il suo ordine del giorno
che propone, in estrema sintesi, di mettere la situazione nelle mani del re.
Mussolini avverte che l’approvazione di quell’ O.d.G. metterebbe in crisi il
regime e propone di rinviare la discussione, data anche l’ora ormai tarda. Ma
Grandi e altri chiedono di andare avanti. Sono ormai passate le ore 2 del 25
luglio allorchè si passa alla votazione degli O.d.G. Quello di Grandi viene
approvato con 19 sì, 7 no e 1 astenuto (Giacomo Suardo) Farinacci, il 28°
membro, vota il proprio O.d.G. Sono le ore 2,40 del 25 luglio 1943. Alle ore
3,30 Grandi incontra Acquarone, ministro della real casa e lo informa
dell’accaduto.
La mattina del 25 trascorre senza che nulla accada. Mussolini si
reca a Palazzo Venezia come di consueto e sbriga le cose correnti. Però chiede
al re di anticipare alle ore 17 di quello stesso giorno, domenica, la consueta
udienza settimanale del lunedì.
E alle 17 va dal Re. Non si sa molto del colloquio, nel quale il
re comunica a Mussolini che lo
sostituirà con Badoglio. Il colloquio, però, si conclude con una cordiale stretta
di mano. Certo Mussolini non poteva immaginare che, uscito dalla sala
dell’udienza, avrebbe trovato i carabinieri
incaricati di arrestarlo.
Portato dapprima nella caserma della Legione Allievi Carabinieri
di Via Legnano a Roma-Prati dove rimarrà tre notti, verrà poi, il 28 luglio,
imbarcato a Gaeta sulla corvetta Persefone e trasferito prima a Ventotene poi a
Ponza, ove giungerà alle ore 13. Da qui, nella notte fra il 6 e il 7 agosto,
con la corvetta Pantera verrà condotto alla Maddalena nella Villa Weber, ove
rimarrà fino al 28 agosto. In quella data con un idrovolante verrà condotto a
Vigna di Valle sul lago di Bracciano e, da qui, ad Assergi, nei pressi della
funivia per il Gran Sasso. E nella Villetta del Gran Sasso, all’inizio della
funivia, rimarrà fino al 3 settembre. Finchè verrà condotto a Campo Imperatore
sul Gran Sasso e qui tenuto prigioniero nella camera 201 di quell’albergo.
Il re affida l’incarico di
formare il nuovo governo al Generale Pietro Badoglio che annuncia subito che la
guerra continua a fianco dell’alleato germanico e vieta qualsiasi
manifestazione. In un articolo su “La Nazione” del 4.9.05 pag. 24 Sergio Zavoli
ricorda gli ordini drastici impartiti ai militari chiusi nelle caserme: “”1)
Muovendo contro gruppi di individui che perturbino l’ordine, e non si attengano
a prescrizioni di autorità militari, si proceda in formazione di combattimento
e si apra il fuoco a distanza anche con mortai e artiglieria; senza preavviso
di sorta, come se si procedesse contro truppe nemiche. 2) Non è ammesso il tiro
in aria. Si tira sempre. A colpire. Come in combattimento. 3) I caporioni e gli
istigatori di disordini, riconosciuti come tali, siano senz’altro fucilati se
presi sul fatto. 4) Il militare che, impegnato in servizio di ordine pubblico,
compia il minimo gesto di solidarietà con perturbatori dell’ordine, o si
ribelli, o non obbedisca agli ordini, o vilipenda superiori o istiuzioni, venga
anch’esso, immediatamente, passato per le armi.”” E questi ordini non furono senza effetto. Dice sempre Sergio
Zavoli: “” Delle stragi consumate in Italia nei famosi “quarantacinque giorni”
si è parlato ben poco; ma furono molte, e la censura cercò di nasconderle: Nove
operai uccisi alle “Reggiane”, 23 morti e 70 feriti a Bari…., altri morti a
Torino, a Castellammare di Stabia e così via, qua e là per il Paese. “” Senza
dimenticare la vile uccisione di Ettore Muti da parte dei carabinieri, per
ordine di Badoglio. In realtà egli avvia da subito contatti con gli
anglo-americani per trattare le condizioni di un armistizio. Le trattative
proseguono ma gli alleati anglo-americani vogliono la resa senza condizioni.
E il 3 settembre 1943 a Cassibile, presso Siracusa, il Gen. Castellano
firma l’armistizio. Lo stesso giorno gli alleati sbarcano in Calabria e
cominciano a risalire la penisola. Badoglio e il re, che temono le reazioni
della Germania, cui fino all’ultimo si è giurata amicizia e rispetto del patto
di alleanza, vorrebbero ritardare l’annuncio dell’armistizio (intanto, ad
armistizio già firmato, i bombardieri americani continuano a seminare morte in
Italia), ma la radio americana, alle ore 17,45 dell’8 settembre diffonde la
notizia. E due ore dopo anche Badoglio è costretto a dare l’annuncio. Alle
19,45 di quel mercoledì 8 settembre la sua voce registrata scandiva alla radio
: “Il governo italiano, riconosciuta la impossibilità di continuare la impari
lotta contro la soverchiante potenza avversaria, nell’intento di risparmiare
ulteriori e più gravi sciagure alla Nazione, ha chiesto un armistizio al
generale Eisenhower, comandante in capo delle forze alleate anglo-americane. La
richiesta è stata accolta. Conseguentemente ogni atto di ostilità contro le
forze angloamericane deve cessare da parte delle forze italiane in ogni luogo.
Esse però reagiranno ad eventuali attacchi da qualsiasi altra provenienza.”
Subito dopo fugge con il re, la sua famiglia e alcuni generali e
il 9 è a Brindisi, in territorio già occupato dagli ex-nemici.
L’esercito italiano, lasciato senza ordini, si disperde, la flotta, ancora in piena efficienza, vergognosamente va a Malta a consegnarsi agli inglesi. Molti italiani sono indignati e non riescono ad accettare la resa ignominiosa. Il comandante Fecia di Cossato, eroico sommergibilista atlantico, non reggerà alla vergogna e il 27 agosto 1944 a Napoli si toglierà la vita lasciando scritto alla madre “” siamo stati indegnamente traditi e ci troviamo ad avere commesso un gesto ignobile…”” Lo stesso Eisenhower nel suo “Diario di guerra” scrisse: “”…la resa dell’Italia fu uno sporco affare. Tutte le nazioni elencano nella loro storia guerre vinte e guerre perse, ma l’Italia è la sola ad aver perduto questa guerra con disonore, salvato solo in parte dal sacrificio dei combattenti della R.S.I….””.
In effetti quando all’armistizio “corto” firmato il 3 settembre e che constava di soli 12 articoli e contemplava soltanto la cessazione delle attività militari, seguì l’armistizio “lungo” firmato da Badoglio a Malta sulla nave “Nelson” il 29 settembre (erano presenti Badoglio, Ambrosio, Roatta, Sandalli, De Courten per il regno del Sud ed Eisenhower, Cunningham e altri per gli alleati), ci si rese conto della eccezionale durezza delle condizioni: Il nuovo testo, composto da 44 minuziosi articoli, stabiliva che al governo italiano veniva tolta, praticamente, ogni potestà. Tutto, assolutamente tutto, doveva passare sotto il controllo degli anglo-americani, che imposero, addirittura, delle modifiche legislative. In pratica l’Italia del sud perdeva ogni sovranità. (1)
E i tedeschi, che, dopo
l’arresto di Mussolini avevano fatto affluire numerose truppe, catturano e
deportano in Germania molti sbandati. Regna il caos. Modesti tentativi di
resistenza ai tedeschi si hanno a Roma ma cessano subito. Il 10 settembre il
Gen. Carboni si arrende ai tedeschi.
Il 13 ottobre Badoglio, contraddicendo clamorosamente la sua
dichiarata volontà di voler ottenere la pace, dichiara guerra ai tedeschi.
NOTA: Ogni legge e ogni
decisione del governo italiano del sud doveva necessariamente passare al vaglio
del Governo Militare alleato il quale, valutata l’opportunità di farlo, ne ordinava
l’esecuzione. A titolo di esempio: Il 18 ottobre 1944 sulla Gazzetta Ufficiale del
Regno n. 70 veniva pubblicato il
Decreto Luogotenenziale 5 ottobre 1944, n. 249 “Assetto della legislazione nei
territori liberati” (col quale venivano dichiarati “privi di efficacia” le
leggi e gli atti della R.S.I.). Ebbene: Tale decreto entrò in vigore soltanto
il 26 ottobre 1944, allorché la sua entrata in vigore fu ordinata
dal Governo Militare alleato. Fra le DISPOSIZIONI E COMUNICATI DEL GOVERNO
MILITARE ALLEATO, infatti, comparve quel giorno la disposizione seguente: “”Io,
Brigadiere Generale G.R. Upjohn, Sottocapo di Stato Maggiore della Commissione
Alleata di Controllo, con la presente ordino che i decreti
contenuti nel n. 70 del 18 ottobre 1944 della Gazzetta Ufficiale entrino
in vigore ed abbiano piena forza ed effetto di legge in ogni provincia del
territorio soggetto al Governo Militare Alleato a partire dalla data in cui il
Prefetto di tale Provincia riceverà dalla Commissione Alleata di Controllo una
copia del presente numero della Gazzetta Ufficiale. E’ escluso dalla
presente ordinanza il decreto sottoindicato, il quale viene pubblicato nel
detto territorio a solo titolo informativo.
In data 26 ottobre 1944
Firmato: G.R.UPJOHN Brigadiere Generale Sottocapo di Stato Maggiore
della Commissione Alleata di Controllo.
Il 12 settembre un audace
commando di SS atterra con degli alianti a Campo Imperatore e libera il
Duce. Il comportamento del Gen.
Fernando Soleti e dei carabinieri di guardia evita il conflitto e ogni
spargimento di sangue. Una “Cicogna”, piccolo apparecchio da ricognizione, lo
conduce a Roma da dove, su un aereo militare, raggiunge Monaco di Baviera.
Alcune fonti ritengono che Mussolini, stanco e sfiduciato, avrebbe
considerato anche la possibilità di ritirarsi, ma avrebbe poi accettato, su
insistenza di Hitler, di creare il nuovo stato per evitare all’Italia le
probabili rappresaglie dei tedeschi, furiosi per il vile tradimento.
Fatto sta che il 15
settembre 1943 Mussolini emette e comunica via radio 5 Ordini del Giorno:
1) Ai
fedeli camerati di tutta Italia. Da oggi, 15 settembre 1943, assumo di nuovo la
suprema direzione del Fascismo in Italia.
2) Nomino
Alessandro Pavolini alla carica provvisoria di segretario del Partito Nazionale
Fascista, che da oggi si chiamerà Partito Fascista Repubblicano.
3) Ordino
che tutte le autorità militari politiche amministrative e scolastiche, nonché
tutte quelle che vennero esonerate dalle loro funzioni da parte del Governo
della capitolazione, riprendano immediatamente i loro posti e i loro uffici.
4) Ordino
l’immediato ripristino di tutte le istituzioni del Partito con i seguenti
compiti: a) di appoggiare efficacemente e cameratescamente l’Esercito germanico
che si batte sul territorio contro il comune nemico; b) di dare al popolo
l’immediata effettiva assistenza morale e materiale; c) di riesaminare la
posizione dei membri del Partito in rapporto al loro contegno di fronte al
colpo di stato della capitolazione e del disonore, punendo esemplarmente i vili
traditori.
5) Ordino
la ricostruzione di tutti i reparti e le formazioni speciali della Milizia
Volontaria per la Sicurezza dello Stato.
Il
16 settembre, poi, detta l’O.d.G. n. 6:
6)
“Completando gli ordini del giorno precedenti ho incaricato il Luogotenente
Generale Renato Ricci del comando in capo della M.V.S.N.”
E,
il 17 settembre detta l’O.d.G. n. 7 :
7)
“Il P.F.R. libera gli ufficiali delle forze armate dal giuramento prestato al
Re, il quale, capitolando alle condizioni ben note e abbandonando il suo posto,
ha consegnato la nazione al nemico e l’ha trascinata nella vergogna e nella
miseria”.
Il
18 settembre Mussolini parla da Radio Monaco,
e gli italiani possono riudire la voce ben nota (anche se la qualità
dell’ascolto è pessima). Egli, dopo aver sottolineato la bassezza del
tradimento di Casa Savoia, che con la sua fuga ha perso ogni diritto di
regnare, richiama le tradizioni repubblicane italiane e Giuseppe Mazzini e
riafferma la volontà di costituire un nuovo Stato Repubblicano che sarà
“nazionale e sociale nel senso più lato della parola; sarà cioè fascista nel
senso delle nostre origini.” Tale stato
ricostituirà un proprio esercito e riprenderà la lotta a fianco dell’ alleato
germanico.
I fascisti, che fin dal 9 settembre avevano riaperto molte sedi, si riorganizzarono rapidamente. Il 1 marzo 1944 Pavolini, in una relazione a Mussolini, comunicherà che “sono stati ricostituiti 1072 Fasci con 487.000 iscritti”. Roma ne contò 35.000, Milano 20.000, Ferrara, dopo la morte di Ghisellini, 14.000.
Il 22 febbraio 1944 il Duce nominerà il nuovo Direttorio del
P.F.R. Esso è composto da: Pietro Asti, Fulvio Balisti, Carlo Borsani, Alfredo
Cucco, Giuseppe Dongo, Franco Corrado Marina, Giulio Gai, Carlo Gigliolo, Bruno
Gemelli, Gino Meschiari, Franz Pagliani, Alessandro Palladini, Giuseppe
Pizzirani, Sergio Stoppiani, Leo Todeschini, Agostino Vandini, Aldo Vidussoni.
Il 23 settembre Mussolini
rientra in Italia e, alla Rocca delle Caminate, sua residenza personale,
costituisce il Governo della nuova Repubblica. Il
giorno 23 stesso alle ore 14 si ha, nella sede dell’ambasciata germanica a
Roma, la prima breve riunione del governo, presieduta da Pavolini.
Il nuovo stato si chiamerà
Repubblica Sociale Italiana (Tale denominazione, però, verrà deliberata dal
Consiglio dei Ministri il 24 novembre 1943). Essa avrà Mussolini come Capo
dello Stato e del governo e Ministro degli Esteri, con Graziani Ministro della
Difesa Nazionale, Buffarini Guidi Ministro dell’Interno, Ferdinando Mezzasoma
Ministro della Cultura Popolare e tutti gli altri (vedi alla voce “Governo”).
Il 28 settembre inizia il
funzionamento del nuovo Stato. In quella data, infatti, ha luogo la prima
riunione del Consiglio dei Ministri al completo. Queste le prime cinque
deliberazioni:
1) A
seguito della conferma della dichiarazione di città aperta per Roma, il Governo
fissa la propria sede in altra località presso il Quartiere Generale delle
Forze Armate.
2) L’attuale
senato di nomina regia è disciolto ed abolito. La Costituente prenderà in
esame la opportunità della sua
eventuale ricostruzione secondo gli ordinamenti del nuovo Stato Fascista
Repubblicano.
3) Nella
riorganizzazione in atto delle Forze Armate, le forze terrestri, marittime ed
aeree vengono rispettivamente inquadrate nella Milizia, nella Marina, e
nell’Aeronautica dello Stato Fascista Repubblicano. Il reclutamento avviene per
volontariato e per coscrizione. Per gli ufficiali e i sottufficiali, mentre
sono rispettati i diritti acquisiti, il trattamento morale ed economico viene
adeguato all’alto compito di un moderno organismo militare ed alle nuove esigenze
della vita sociale.
4) In
conformità dell’indirizzo di politica sociale perseguita dal P.F.R., e quale
necessaria premessa per le ulteriori e rapide realizzazioni, viene decisa la
fusione delle Confederazioni Sindacali in una sola Confederazione Generale del
Lavoro e della Tecnica. La Confederazione opera nell’ambito e nel clima del
Partito il quale le conferisce tutta la propria forza rivoluzionaria.
5) La
commissione per l’accertamento degli illeciti arricchimenti dei gerarchi
fascisti, costituita dal cessato governo,
rimane in funzione estendendo, per altro, l’accertamento sugli illeciti
guadagni a tutti coloro, senza distinzione di partito, che hanno, negli ultimi
trenta anni, ricoperto cariche politiche od incarichi pubblici, ivi compresi i
funzionari e i militari.
A
chiusura dei lavori un comunicato diceva:
“” Con l’indirizzo approvato dal Consiglio
dei Ministri del 27 settembre si da inizio al funzionamento del nuovo Stato
Fascista Repubblicano il quale troverà nella Costituente , che sarà prossimamente
convocata, la promulgazione dei suoi definitivi ordinamenti costituzionali. Da
oggi e fino a quel giorno il Duce assume le funzioni di Capo dello Stato
Fascista Repubblicano.””
Da questa data del 28
settembre 1943, quindi, nasce ufficialmente anche l’esercito della R.S.I. Esso
finirà col contare complessivamente (tenendo conto anche dei lavoratori
militarizzati) oltre un milione di uomini fra volontari e giovani
di leva delle classi 1923, 1924 e 1925. In realtà fin dall’annuncio
dell’armistizio ci fu chi si rifiutò di accettarlo, come il Principe Junio Valerio
Borghese e la sua “Decima Flottiglia MAS” a La Spezia, il Maggiore Edoardo Sala
che, con il III Btg del 185° Rgt Paracadutisti, già nel settembre combatteva in
Calabria a fianco dei tedeschi, il XII Btg della Div. Nembo del Magg. Rizzatti
che non si arrende e dalla Sardegna l’11 settembre passa in Corsica, alcuni
Battaglioni della Milizia, i sommergibilisti del Comandante Enzo Grossi a
Bordeaux, reparti della DICAT e altri reparti minori. Vedi, ad esempio, il Ten.
Rino Cozzarini, di 25 anni, volontario, che subito
dopo l’8 settembre raccolse soldati sbandati e formò un reparto (Btg
Bersaglieri “ M” Mussolini”) che arrivò a contare 1200 uomini e che già a fine
ottobre era sulla linea di combattimento a fianco dell’alleato germanico. Il
Cozzarini, promosso capitano, suscitò l’ammirazione degli alleati e dei nemici.
L’11 novembre 1943 egli cadde a Mignano Montelungo e fu insignito di M.d’O.
alla memoria. Vedi anche il caso del Capitano Ulrico Ripandelli che inviò al
Duce il seguente telegramma: “ Gli ufficiali, sottufficiali e carristi usciti
dalle fila del III Btg carri, schieratisi con i loro carri al fianco dei
camerati tedeschi fin dall’11 settembre, esultano di poter continuare a
combattere ai Vostri ordini per la liberazione e la grandezza della Patria
immortale. Vinceremo ! F.to: Comando 118° battaglione carri della 218°
Divisione alpini tedesca. Il comandante capitano: Ulrico Ripandelli”.
Borghese non ammainò mai la bandiera della sua Decima Flottiglia Mas e aprì
immediatamente a La Spezia una campagna di arruolamento che vide migliaia di
giovani e di giovanissimi accorrere per arruolarsi. Già il 14 settembre
Borghese stipulò con i tedeschi un accordo che riconosceva l’esistenza della
Decima e le concedeva ampia autonomia. Sala non sciolse il suo reggimento di
paracadutisti e si mise a disposizione dell’alleato tedesco per continuare la
guerra al suo fianco. Lo stesso fecero la Legione “Tagliamento”, i
sommergibilisti di Bordeaux e le altre
unità minori.
E immediatamente dopo si ricostituirono reparti di bersaglieri
(Btg. “9 settembre”, Btg. “Goffredo Mameli”, Btg. “Benito Mussolini”) , di
Camicie Nere, di SS italiane e alcune unità speciali.
Il 1° ottobre il Maresciallo Graziani parlerà a Roma al Teatro
Adriano a una platea di 4000 ufficiali esortandoli ad una scelta “per l’onore”.
Ben 400 ufficiali della “Piave” aderiranno e si arruoleranno immediatamente. In
totale aderiranno alla R.S.I. 300 generali e 62000 ufficiali.
Intanto anche fra i militari internati in Germania ci furono molte
adesioni alla R.S.I. e, con 12000 di questi uomini, si iniziò la costituzione
delle quattro Grandi Unità (Divisioni Monterosa, San Marco, Italia e Littorio)
che sarebbero state addestrate in Germania e avrebbero costituito il nerbo del
nuovo esercito. Alla cosa fu data la massima importanza. E Mussolini si recò in
Germania a visitare le divisioni in aprile 1944 (il 22 è in visita alla “San
Marco”) e in luglio (il 16 visita la “Monterosa”, il 17 la “Italia”, il 18 la
“San Marco” e il 19 la “Littorio”). La divisione “Italia”, poi, sarà visitata
da Mussolini anche il 27 gennaio 1945 in prossimità del fronte della
Garfagnana. Qui il Duce consumerà il rancio coi soldati.
Oltre a ciò, in data 1° dicembre rientrano dalla Germania
diecimila ex internati per riprendere le armi contro gli anglo-americani.
Ora i soldati italiani
sono equiparati, come trattamento, ai soldati germanici (Decreto del Duce in
data 2 novembre).
E il 20 novembre 1943 nasce la Guardia Nazionale Repubblicana, con
a capo il gerarca carrarino Renato Ricci. Essa “è formata dalla M.V.S.N.,
dall’Arma dei Carabinieri ( Il Consiglio dei Ministri del 27 ottobre aveva
stabilito che “Restano in servizio per il mantenimento dell’ordine pubblico i
Carabinieri e la Guardia di Finanza”) e dalla Polizia dell’Africa Italiana
(P.A.I.)” . Essa, il 15 agosto 1944, verrà definita “primo corpo combattente
dell’Esercito Repubblicano” e non avrà più compiti di polizia. E il 21 agosto
il Duce in persona assume il comando della G.N.R.
Dalla data del 2 dicembre 1943, ufficialmente, truppe regolari
della R.S.I. sono sul fronte di combattimento.
Il 17.1.1944 reparti della
X° MAS e del Btg. SAN MARCO pronunciano giuramento.
Il 29 gennaio i gladi
circondati da fronde di quercia e di alloro sostituiscono le stellette.
Il 9 febbraio,
anniversario della Repubblica Romana del 1849, le nuove truppe della R.S.I.
giurano solennemente con la formula “” Giuro di servire e difendere la
Repubblica Sociale Italiana nelle sue istituzioni e nelle sue leggi, nel suo
onore e nel suo territorio, in pace e in guerra, fino al sacrificio supremo. Lo
giuro dinanzi a Dio e ai Caduti per la unità, l’indipendenza e l’avvenire della
Patria””.
Il 19 febbraio il
Battaglione “Barbarigo” della Decima riceve dal Comandante Borghese la bandiera
di combattimento.
E il 20 febbraio è in
linea a Nettuno e riceve il battesimo del fuoco.
Il 9 marzo viene
costituito il Servizio Ausiliario Femminile (S.A.F.)
Il 12 marzo viene emesso
il primo Bollettino di Guerra della R.S.I.: Calma sul fronte di Cassino e lotta
accanita su quello di Anzio.
Il 16 marzo il Btg
paracadutisti “Nembo” e il Btg “Barbarigo” della “Decima” si coprono di gloria
ad Anzio.
Il 22 maggio Kesserling in
persona si compiace per il comportamento del Btg “Barbarigo”.
E il 31 maggio va in linea
sul fronte di Roma il Btg. Paracadutisti “Folgore”, che il 10 giugno verrà
citato nel Bollettino germanico.
Con Decreto del 30 giugno 1944, poi, il PFR si trasformerà in una
struttura militare con la formazione delle “Brigate
Nere”.
Il giorno 11 novembre 1943
furono costituiti i Tribunali Straordinari Provinciali per giudicare i fascisti
che avevano tradito e un tribunale straordinario speciale per giudicare i membri del Gran
Consiglio che avevano votato l’O.d.G. Grandi, accusati di tradimento. Fra essi
c’era anche Galeazzo Ciano, marito di Edda figlia del Duce. Il processo ebbe inizio
alle ore 9 dell’8 gennaio 1944 a Verona in Castelvecchio. Il 10 gennaio alle
ore 13,40 fu emessa la sentenza. Furono comminate 18 condanne a morte
(Cianetti, che aveva ritirato il suo voto a favore fu condannato a 30 anni di
reclusione). Ma la maggior parte dei condannati a morte aveva riparato
all’estero e furono condannati in contumacia. Solo cinque erano presenti al
processo : Ciano, De Bono, Marinelli, Pareschi e Gottardi. Essi furono fucilati
l’11 gennaio 1944.
Il 20 gennaio 1944 furono deferiti al Tribunale Speciale per la
Difesa dello Stato anche Carlo Scorza e Alessandro Tarabini. Il 15 aprile
ebbero il processo e il 20 furono assolti.
Per il loro comportamento a seguito dell’8 settembre il 28 gennaio
1944 e il 5 febbraio furono deferiti al Tribunale Speciale anche alcuni
ammiragli e generali. L’11, il 20 e il 22 maggio si ebbero i processi con
alcune condanne e il 24 si ebbe l’esecuzione di Campioni e Mascherpa,
condannati a morte.
Quanto ai Tribunali Straordinari Provinciali c’è da dire che il 6
giugno 1944 archiviarono tutti i casi non riguardanti iscritti al P.F.R. e
mandarono liberi tutti gli imputati.
E in data 28 ottobre 1944 furono condonate tutte le pene fino a 3
anni di carcere.
Intanto il nuovo stato aveva cominciato a funzionare regolarmente. Le condizioni erano drammatiche: le città erano martoriate dai bombardamenti (il 20 ottobre 1944 suscitò orrore il bombardamento della scuola di Gorla a Milano, dove trovarono la morte 184 bambini. I civili morti per bombardamenti assommeranno in totale a 64.000), il problema degli approvvigionamenti era impellente (tuttavia in data 22 ottobre fu disposto che la razione del pane passasse dai 150 ai 200 grammi gionalieri. E in data 27 novembre il Ministro dell’Agricoltura dispose che tale aumento avesse vigore per tutta la durata della stagione invernale. In data 10 febbraio, poi, il Duce impartisce precise disposizioni per la campagna agricola), i rapporti spesso non facili con i tedeschi complicavano ulteriormente le cose…. A tutto questo, poi, cominciò ad aggiungersi il problema dei partigiani, con i primi assassinii di fascisti. Si trattava in prevalenza di giovani renitenti alla leva che si erano rifugiati in montagna, ma anche di vecchi antifascisti, specie comunisti, che intravedevano la possibilità di abbattere il Fascismo.
Ci furono anche dei tentativi di sciopero. Il 4.3.44 si ebbe uno sciopero nelle industrie dell’alta Italia. L’8 marzo il Ministero dell’Interno comunicò che gli scioperanti erano stati 208549 per un tempo variabile da 11 minuti a 4 giorni. Non ci furono conseguenze per gli scioperanti ma furono arrestati due industriali: Guido Donegani e Franco Marinotti.
E il 1 maggio ci fu un secondo tentativo di sciopero che, però, ebbe scarse adesioni: 4000 a Genova, 260 a Milano, 1100 a Imola…
Malgrado tutto ciò i trasporti continuarono a funzionare anche se
fra mille difficoltà, le fabbriche continuarono il loro lavoro, le scuole
riaprirono regolarmente, l’amministrazione pubblica faceva il proprio dovere,
l’economia era governata con mano ferma (l’inflazione, ad esempio, era
insignificante se paragonata con quella scatenatasi al sud, nelle terre
occupate). Subito dopo l’8 settembre i tedeschi avevano introdotto i Marchi
d’occupazione. Una delle prime preoccupazioni del Ministro delle finanze fu
quella di farli ritirare. Ciò accadde il 25 ottobre 1943. Da quella data essi persero
ogni valore legale. In data 1° dicembre venne costituito un Comitato Economico
Italiano col compito di studiare le questioni economiche, con particolare
riguardo all’economia di guerra. E in data 5 dicembre viene istituito un
Comitato nazionale dei prezzi, con Carlo Fabrizi Commissario, alle dirette
dipendenze del Duce.
A riprova di come le cose abbiano sempre continuato a funzionare a
dovere durante la R.S.I. sta la testimonianza davvero non sospetta del Maggiore
americano Michael Noble del 15° Gruppo di armate alleato. Egli, inviato a
Milano per riorganizzare l’uscita dei quotidiani, vi giunse il 27 aprile 1945 e
rimase stupito per l’ordine e la normalità che vi regnavano. Lasciamo la parola
a lui: “” …Per prima cosa restai sorpreso vedendo grandi palazzi pieni di una
vita normale, i tram che funzionavano, i cinema e i teatri aperti regolarmente,
gli uffici pubblici in piena attività, la gente che stava seduta ai caffè
vestita decorosissimamente. Era uno spettacolo nuovo ed estremamente civile….””
(intervista rilasciata a Silvio Bertoldi e pubblicata nel libro “La guerra
parallela” I Record Mondadori 1966 pag.174)
Molto intensa fu l’azione di governo tesa a mantenere integro il
potere di acquisto della moneta, a mantenere ad alti livelli la produzione
agricola e industriale, a mantenere su buoni livelli il tenore di vita della
popolazione. Si ricorse anche a misure drastiche come la requisizione delle
fabbriche di alimentari, che furono gestite da commissioni sindacali. Il 29
dicembre 1944 trattorie e ristoranti furono trasformati in “mense di guerra”,
dove si poteva mangiare anche con sole quattro lire. Funzionavano, inoltre,
mense gratuite per gli indigenti, gestite dal P.F.R.
E anche in tale situazione di assoluta emergenza (si pensi alle
ingentissime spese militari, alle spese per mantenere in efficienza i servizi
continuamente devastati dalle incursioni aeree…), il bilancio dello Stato
chiudeva rigorosamente in pareggio. Nell’anno 1944 il Ministro delle Finanze
Pellegrini Giampietro, con abilissime manovre finanziarie riuscì ad avere
entrate per 379 miliardi e 11 milioni, contro un ammontare delle uscite di 360
miliardi. Si ebbe, cioè, un attivo di circa 20 miliardi.
Anche l’Opera Nazionale
Balilla era risorta. In una relazione di Renato Ricci del 19 febbraio 1944 si
dice che si sono “costituiti 66 centri provinciali, 2255 vecchi ufficiali
rispondono alle chiamate; 50000 organizzati, 8740 ospiti nelle colonie; 300.000
refezioni scolastiche giornaliere”.
Né furono dimenticati gli italiani internati in Germania che
avevano rifiutato di aderire alla R.S.I. In data 11.10.1944 si apprende che la
Croce Rossa Italiana assiste 520.000 connazionali in Germania.
Il 22 novembre 1943 il
filosofo Giovanni Gentile viene nominato Presidente dell’Accademia d’Italia.
Ma è soprattutto da rilevare l’impegno che fu subito posto nel
delineare, fin dai primi giorni, il carattere e gli impegni del nuovo Stato.
Ciò fu fatto con la prima
Assemblea Nazionale (o Congresso) del P.F.R. che si riunì a Verona in
Castelvecchio il 14 novembre 1943. Ad esso parteciparono: 3 rappresentanti per
ogni federazione (furono assenti Chieti, Grosseto, Macerata e Rieti), in gran
parte elettivi, i delegati regionali, i capi delle organizzazioni sindacali, i
membri del governo, i direttori dei giornali quotidiani e dei principali
settimanali, i rappresentanti delle associazioni combattentistiche e degli Enti
Morali della Nazione. Il Congresso fissò nei 18 punti di un Manifesto
Programmatico quella che sarebbe stata la politica interna, estera e sociale
della nuova Repubblica. Nacquero, così, i famosi “18
punti di Verona”. E la politica sociale fu quella che caratterizzò
veramente la R.S.I. Il 30 giugno 1944 entra in vigore la legge sulla
socializzazione che era stata approvata il 12 febbraio. Il 22 gennaio 1945
viene socializzata la FIAT, il 1 febbraio la Pirelli, la Morelli, la Snia
Viscosa, la Marzotto, i Lanifici Rossi… E il 5 aprile 1945 la socializzazione
viene estesa a tutte le aziende. (1)
In data 15 gennaio 1945 era stato creato il Ministero del Lavoro, trasformando in Ministero il Commissariato Nazionale del Lavoro che funzionava fin dal 7 dicembre 1943. Il nuovo ministero assorbì anche la politica sociale che era di competenza del Ministero dell’Economia Corporativa, il quale, da allora, assunse la denominazione di Ministero per la Produzione Industriale. Il 22 dello stesso mese viene nominato Ministro del Lavoro l’operaio tipografo Giuseppe Spinelli, già Podestà di Milano.
Il governo della RSI aveva sede sul lago di Garda, a Salò e
dintorni. Mussolini aveva la sua sede a Gargnano nella Villa Orsoline, mentre
la sua residenza era a Salò nella Villa Feltrinelli.
(1)
A testimonianza di
quanto era considerato importante, dai combattenti della R.S.I., questo aspetto
– l’aspetto sociale – dell’ultimo Fascismo sta anche l’esperienza del C.I.S.E.S. (tentativo di dare vita ad aziende
socializzate) realizzata del 1972 al 1984 da un gruppo di reduci della R.S.I.
E, naturalmente, impegno
prioritario del governo della RSI era quello di contrastare, a fianco dei
tedeschi, l’avanzata degli anglo-americani.
Che, però, non si
arrestava.
Dopo la rapida occupazione della Sicilia, fu attaccato il
territorio metropolitano con lo sbarco in Calabria (Operazione Baytown) del 3
settembre e, successivamente, con quello della 5° Armata U.S.A. a Salerno del 9
settembre alle ore 6 (Operazione Avalanche). Il Gen. Kesserling il 12 tenta un
contrattacco ma, dopo due giorni, massicci attacchi dal cielo e dal mare lo
costringono a ritirarsi.
Il 1° ottobre Napoli è perduto. Una prima linea di difesa si
stabilì a Nord di Napoli, sul fiume Volturno, ma la pressione degli
anglo-americani costrinse le truppe tedesche a ritirarsi sul fiume Garigliano.
Tale linea, che si chiamò “Gustav”,
comprendeva Montecassino e, lungo il fiume Sangro giungeva
all’Adriatico. Il 31 dicembre i tedeschi sono attestati su queste linea. Essa
resistette alcuni mesi.
Ma il 22 gennaio 1944 gli
anglo-americani sbarcarono a Nettuno e riuscirono a stabilire una testa di
ponte fra Anzio e Nettuno. I tedeschi, con il valido contributo dei primi
reparti combattenti della R.S.I. (Btg “Nembo” dal 12 febbraio, Btg “Barbarigo”
dal 4 marzo, il Gruppo “San Giorgio” dall’11 marzo, le SS italiane dal 17 marzo
e il Rgt “Folgore” dal 28 maggio) ne bloccarono l’espansione, ma non riuscirono
a ricacciarli in mare, malgrado l’impiego di cinque divisioni: la 26° e la
Herman Goring corazzate, la 3° e la 90° di granatieri corazzati e la 4°
paracadutisti. Il 1 febbraio si ebbero durissimi combattimenti fra Aprilia e
Cisterna di Latina.
Il 7 aprile riprende
l’iniziativa degli anglo-americani e i combattimenti si riaccendono durissimi
da Cassino al mare. L’11 maggio l’offensiva si intensifica e i tedeschi, fra il
15 e il 16 maggio iniziano a ritirarsi.
Montecassino, la cui abbazia fu distrutta dai bombardieri anglo-americani
il 15 febbraio 1944, fu occupata dai polacchi del Gen. Abders (reparto condotto
dal Ten. Podolski) il 18 maggio 1944 e gli anglo-americani risalirono verso
Nord.
Il tentativo di costituire una nuova linea difensiva più a nord,
la linea “Hitler” non portò risultati apprezzabili.
E il 23 maggio la 5° armata americana si congiunge con le truppe
di Anzio e Nettuno a Borgo Grappa.
Ormai la strada per Roma è
aperta. Ai primi di giugno a contrastare le divisioni anglo-americane sono
rimasti solo gli italiani della R.S.I. Reparti del “Barbarigo”, del “Nembo” e,
soprattutto, i paracadutisti del “Folgore” del Maggiore Rizzatti, che si
immolarono fra Pratica di Mare e Castel di Decima. Di 980 uomini ne
sopravvissero 30, che si ritirarono combattendo. Fra i caduti il comandante
Rizzatti, caduto mentre attaccava un carro armato con le bombe a mano. Gli fu
conferita la Medaglia d’Oro alla memoria.
Il 4 giugno 1944 alle ore
19,15 un’avanguardia dell’88° Divisione di Fanteria U.S.A. arriva in Piazza
Venezia a Roma. La caduta di Roma suscitò un’impressione fortissima. E
imbaldanzì gli alleati che, anche sfruttando la carica psicologica che tale
conquista aveva dato agli eserciti inglese e americano, il 6 giugno sbarcarono
in Normandia, aprendo così un nuovo fronte ad occidente. L’11 agosto cade
Firenze. L’avanzata del nemico è contrastata passo passo, ma si è costretti ad
arretrare. Ai primi di settembre gli italo-tedeschi si arroccano su quella che
sarà l’ultima linea di difesa: la linea “gotica”, che va dalla Versilia
all’Emilia a sud di Bologna.
Intanto, in agosto, gli alleati erano sbarcati anche a Tolone, nel
sud della Francia.
La situazione della RSI si fa sempre più drammatica. Eppure lo
Stato continua a funzionare, Mussolini difende con le unghie e con i denti
l’autonomia della sua Repubblica e tenta disperatamente, anche con atti di
grande clemenza, di attenuare gli effetti nefasti della guerra civile. E anche
l’attività legislativa non si arresta. Il 12 febbraio 1944 il Consiglio dei
Ministri approva, malgrado l’ostilità dei tedeschi, il decreto sulla
“Socializzazione delle imprese”, che rivoluziona i rapporti all’interno del
mondo del lavoro e che, a tutt’oggi, rappresenta la legislazione più avanzata
in campo sociale.
Mussolini a Milano: il discorso del “Lirico”
Il 16 dicembre 1944 Mussolini si reca a Milano dove susciterà
immensi entusiasmi e dove avrà il suo ultimo bagno di folla. Terrà al Teatro
Lirico il suo ultimo discorso, nel quale esalterà il
programma sociale della RSI e inciterà i camerati milanesi alla riscossa.
Il 19 giugno i tedeschi cominciano ad arroccarsi sulla nuova linea difensiva che va dalla Versilia
alla Romagna: la “linea Gotica”. Tuttavia contrastano l’avanzata americana
passo per passo. Il 4 agosto lasciano Firenze, che viene ancora disperatamente
difesa dai fascisti appostati sui tetti delle case. Il 2 settembre cade Pisa e
il 5 Lucca. Ma ormai i tedeschi si sono arroccati sulla linea “Gotica”.
Sulla linea “gotica” gli anglo-americani vengono bloccati per
tutto l’inverno e fino ai primi di aprile del 1945. Nei primi giorni di quel mese riprende l’attacco e, poco dopo la
metà del mese, le resistenze italo-tedesche vengono sopraffatte e il nemico
dilaga nella pianura padana.
Intorno agli ultimi giorni del mese le truppe tedesche si
arrendono, seguite da quelle italiane, che si erano battute valorosamente sui
vari fronti di guerra. La Divisione ITALIA e il Btg INTRA della Divisione
MONTEROSA, che avevano retto il fronte della Garfagnana fino al 17 aprile, si
ritirano ordinatamente, riuscendo a contenere, in Lunigiana, gli attacchi
americani che tentavano di tagliare la ritirata alle truppe che defluivano
dalla Garfagnana. Esse, unitamente alle truppe tedesche del Generale Fretter
Pico, giungono nei pressi di Fornovo, dove
trovano la strada verso Parma sbarrata dalle truppe brasiliane. Dopo un
ultimo tentativo di aprirsi un varco verso il Po, vista l’impossibilità di
riuscita, si decide la resa. Viene concesso l’onore delle armi. E’ il 27
aprile. Più o meno negli stessi giorni si arrendono ai partigiani anche la
divisione SAN MARCO, la LITTORIO e il grosso della Div. MONTEROSA, vari reparti
della DECIMA, e altri. Qualcuno resiste in armi fino ai primi di Maggio e si
arrende agli americani. Molti dei militari arresisi ai partigiani verranno
vigliaccamente trucidati. I sopravvissuti verranno rinchiusi nell’infernale
campo di concentramento di Coltano e vi rimarranno fino all’autunno.
Occorre qui precisare che il mito dell’insurrezione del 25 aprile
è un mito assolutamente falso e infondato. Nessuna città è stata “liberata” da
un atto insurrezionale, ma si è trovata “liberata” semplicemente perché i
tedeschi e i fascisti si erano ritirati. La presunta documentazione fotografica
dell’insurrezione, perciò, è un falso. Il responsabile della Agenzia Publifoto
di Milano, Vincenzo Carrese, il 25 aprile girò tutta Milano in cerca di scene
insurrezionali da immortalare. Ma….non trovò nessuno (da
“L’Ultima Crociata” n.3 dell’aprile 1999). Allora nei giorni
successivi, con l’aiuto di “attori” (qualcuno magari sarà anche stato un vero
partigiano) fra cui lui stesso e i suoi collaboratori, costruì
scenograficamente quelle immagini che non
aveva potuto fotografare il giorno della immaginaria insurrezione.
Mussolini, che il 18 aprile si era
portato a Milano e il 25 a Como, alle ore 8 del 27 aprile viene catturato
dai partigiani nei pressi di Dongo mentre con alcuni gerarchi, uomini della
Brigata Nera di Lucca e un reparto tedesco si sta dirigendo verso Nord.
Secondo la versione partigiana (ormai da molti messa in dubbio)
Mussolini, che era stato isolato dagli altri gerarchi, viene
ucciso insieme a Claretta Petacci a Giulino di Mezzegra, davanti al
cancello di Villa Belmonte, alle ore 16,20 del 28 aprile 1944. A Dongo, alle ore 17,48 dello stesso giorno,
vengono uccisi quindici gerarchi o presunti tali :
Pavolini, Barracu, Mezzasoma, Zerbino, Liverani, Romano, Porta, Coppola,
Daquanno, Utimpergher, Calistri, Casalinovo, Nudi, Bombacci, Gatti. Ed anche
Marcello Petacci, che i gerarchi non vollero fosse fucilato con loro, fu ucciso
subito dopo.
Il 29 i diciotto cadaveri vengono portati a Milano con un camion e
appesi per i piedi alla tettoia di un distributore di benzina a Piazzale
Loreto. I cadaveri vengono vergognosamente insultati e vilipesi da una folla
imbarbarita.
E non furono i soli morti della R.S.I. In quei giorni si scatenò
una feroce caccia al fascista e diverse decine di migliaia di fascisti, civili
o militari, furono trucidati, spesso in modo orrendo, anche quando, fidando
nella parola del nemico che garantiva salva la vita, avevano già deposto le
armi. Molte le stragi da ricordare, avvenute
soprattutto nel nord Italia, opera quasi sempre di partigiani comunisti.
Le operazioni di guerra in Italia cessarono ufficialmente con la
nota resa di Caserta, firmata il 29 aprile 1945 da
Germania e R.S.I. Essa prevedeva il cessate il fuoco alle ore 18 del 2 maggio
1945.
Alcune decine di migliaia di combattenti della R.S.I., più
fortunati, ebbero salva la vita e furono rinchiusi in campi di concentramento.
Circa 35.000 di essi furono rinchiusi nel Campo di concentramento di Coltano,
presso Pisa, dove vissero in condizioni disumane fino all’autunno, allorché i
sopravvissuti poterono tornare in libertà. Non tutti, però, poterono tornare
veramente liberi alle loro case. Molti dovettero vivere nascosti ancora per
mesi, per non essere assassinati dai partigiani comunisti, ancora ben armati e
ancora a caccia di fascisti. E per lunghi anni i fascisti superstiti patiranno
le conseguenze di una feroce discriminazione, che li condannerà ai margini
della società, costringendoli a lavori spesso umili, quasi sempre autonomi,
essendo stati quasi tutti rimossi dai loro impieghi mediante la così detta
“epurazione”. La lotta per la sopravvivenza delle loro persone e dei loro
ideali fu, per molti fascisti della R.S.I., la continuazione di una guerra che
per loro non era ancora finita. E nessuno si è arreso.
Siamo agli ultimi atti della tragedia. Il 7 maggio si ha la
capitolazione della Germania. I gerarchi nazisti, ad eccezione di Hitler e di
Goering che si sono suicidati e di Borman, di cui si sono perse le tracce,
verranno processati (il processo di Norimberga si aprirà il 21 novembre 1945) e
in massima parte impiccati.
Resiste ancora il Giappone. Ma il 6 agosto 1945 gli americani
sganciano su Hiroshima la prima bomba atomica della storia, uccidendo centomila
persone, e il 9 agosto sganciano la seconda su Nagasaki uccidendo altri
sessantamila civili giapponesi.
Il 14 agosto 1945 l’imperatore Hiro Hito si arrende.
La seconda guerra mondiale è finita.
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